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martedì 31 ottobre 2023

Bubba Ho-Tep- Il Re è qui

Bubba Ho-Tep

di Don Coscarelli.

con: Bruce Campbell, Ossie Davis, Bob Ivy, Ella Joyce, Heidi Marnhout, Lenny Pennell, Reggie Bannister, Daniel Roebuck, Daniel Schwiger, Harrison Young, Cean Okada.

Fantastico

Usa 2002















Quanti cult movies sono effettivamente nati nel corso della prima decade del XXI secolo?
In effetti davvero pochi. Certo, all'interno del cinema di genere mainstream non sono mancati grossi successi commerciali che hanno dato vita a serie infinite i cui elementi sono diventati popolari, come quella di "Saw" o di "Paranormal Activity", ma quanti film sono riusciti davvero a fare breccia nel cuore degli spettatori e ad essere "venerati" come accadeva nei decenni precedenti?
Se ci sforza, se ne possono trovare giusto due, ossia il bizzarro e affascinante "Donnie Darko" di Richard Kelly e lo strampalato e amabile "Bubba Ho-Tep" di Don Coscarelli.




"Bubba Ho-Tep" è un progetto che nasce praticamente per caso, con Coscarelli che trova una raccolta di racconti di John R.Lansdale in una libreria di Los Angeles e resta colpito dalla sinossi di uno di essi: Elvis Presley combatte contro una mummia egiziana in un ospizio del Texas.
Ottenuti i relativi diritti, avvia la produzione e sempre per puro caso riesce a portare a bordo Bruce Campbell, che qualche anno prima doveva prendere parte al quarto capitolo di "Phantasm".
A produzione finita, il film esce in sala, ma ottiene vero riscontro solo grazie all'uscita in home-video, imponendosi all'attenzione del pubblico proprio grazie alla stramberia della sua storia.




Nella scalcinata casa di riposo per anziani "Shady Rest", in Texas, è ricoverato Sebastian Haff  (Campbell), sosia di Elvis da anni confinato a letto dopo una caduta dal palco. Solo che, a quanto pare, non è un semplice imitatore, ma proprio il vero Elvis Presley, che anni prima ha deciso di scambiarsi di ruolo con il vero Haff per disintossicarsi ed elaborare la separazione da Priscilla. Sfortuna ha voluto che tutti i documenti a riguardo siano andati distrutti e il povero Re sia rimasto bloccato dentro questo suo sfigato alter ego.
Haff non è però l'unico residente importante di Shady Rest, visto che vi alloggia anche John Fitzgerald "Jack" Kennedy (Ossie Davis), il quale, dopo l'attentato di Dallas, vi è stato recluso dalla CIA e solo dopo averlo... trasformato in un afroamericano.
I due vegliardi non sono neanche gli ospiti più singolari, visto che da qualche notte, tra i corridoi, sembra aggirarsi una mummia egizia (Bob Ivy) che risucchia l'energia vitale degli ospiti... dal deretano.




A leggerla così, la storia sembra quella di un film di serie Z, magari una produzione della Troma, di quelli che fanno dell'assurdità dell'assunto e della pazzia della messa in scena il loro forte. E "Bubba Ho-Tep" ben avrebbe potuto essere uno di quei filmini da strapazzo che fanno della simpatia il loro unico punto di forza, se la mente dietro il tutto non fosse stata quella di Coscarelli. Il quale, in un certo senso, lo rende persino più strambo, perché nel portare in scena una storia folle, l'autore fonde il registro del faceto più spinto ad una forma di malinconia tangibile.
Il suo "Bubba Ho-Tep" è in un certo senso una versione senile del primo "Phantasm": entrambi trattano il tema della morte, ma laddove quest'ultimo lo faceva tramite lo sguardo di un ragazzino, il primo lo fa con quello di un anziano.




Shady Rest, letteralmente "cupo riposo", è un posto dove i miti americani vanno a morire, una specie di mausoleo dove non conta che i residenti ancora respirino e mangino, visto che è solo il loro corpo a vivere, la loro anima è morta già prima che la mummia la digerisca.
Tutti i ricoverati sono dei morti viventi i cui anni migliori sono andati, come il compagno di stanza di Haff, Bull, i cui giorni di soldato onorato al valore e focoso amante sono ridotti ad una fotografia sgualcita e mangiucchiata dal tempo pronta ad essere gettata nei rifiuti da una figlia ingrata. Così come quelli di Elvis, non più Re del Rock, non più superstar e neanche più toro da monta, è un anziano bloccato nel letto che non riesce neanche ad avere un'erezione da vent'anni e che vive credendo fermante che le uniche cose che contino nella vita siano, letteralmente, il cibo, la merda e il sesso.




L'ospizio come tomba della grandezza, quindi, sepolcro di quelle icone che hanno segnato l'America (tra cui compare persino il Lone Ranger, ridotto ad un vecchietto armato di pistole giocattolo). O forse quegli uomini non sono vere icone, ma solo persone comuni che credono di essere tali: è possibile che Haff sia solo vittima di un'allucinazione dovuta ad un lungo coma e che Jack sia solo un mitomane autoconvintosi di essere JFK dopo un'operazione al cervello (così come Kemosabe possa essere semplicemente un signor nessuno che l'Alzheimer ha fatto regredire all'infanzia). Il punto non è ciò che costoro siano davvero stati, ma quello che sono disposti a fare pur di dimostrare di essere ancora vivi.




La lotta contro il redivivo faraone acquisito texano diventa battaglia per la vita, per dimostrare di essere ancora in grado di contare qualcosa prima ancora che per la salvaguardia della stessa. Il corpo di Haff (letteralmente) si risveglia dopo il combattimento contro lo scarabeo gigante (la cui coreografia slapstick è un omaggio che Coscarelli fa all'amico Sam Raimi e alla serie di "The Evil Dead") e ritrova una ragione di vita, anche se inizialmente riluttante.
Una battaglia portata in scena con la giusta dose di humor: Haff è pur sempre una caricatura, un personaggio ridicolo anche quando rischia la vita. E in genere, l'umorismo talvolta pecoreccio non manca, come la storia delle anime risucchiate dal culo o le parolacce che la mummia vomita in faccia ai nemici. Eppure, Coscarelli riesce sempre a tenere la storia nei limiti della serietà con un vero e proprio salto mortale: prende una trama volutamente ridicola, la piega totalmente verso il serio e solo dopo vi inserisce elementi umoristici.




La bellezza di "Bubba Ho-Tep" risiede proprio in questa capacità di unire due opposti senza sbavare il tono del racconto e soprattutto senza mai scadere nel pretenzioso. Ci si riesce ad appassionare alla scombinata avventura di Sebastiana Haff e del suo amico Jack e si finisce per provare pura empatia per questo duo di derelitti che cercano di dimostrare per primi a loro stessi di avere ancora gli artigli affilati.
Il merito è non solo della bravura di Coscarelli come regista, ma anche degli interpreti: Bruce Campbell crea un Elvis sfatto irresistibile, una caricatura amara che potrebbe quasi essere una versione invecchiata del mitico Ash, mentre il compianto Ossie Davis si diverte un mondo nei panni del suo JFK nero, tratteggiato con un piglio sardonico che non ne oscura mai l'innata tristezza.




"Bubba Ho-Tep" riesce così nell'impresa impossibile di far sbellicare dalle risate e coinvolgere, sorridere e intristire, far ridere non si sé, ma con sé e al contempo far provare una forte empatia. Un'opera tanto folle quanto accorata.

lunedì 30 ottobre 2023

Phantasm: Ravager

di David Hartman.

con: Reggie Bannister, A.Michael Baldwin, Angus Scrimm, Dawn Cody, Gloria Lynn Henry, Stephen Jurtas, Kathy Lester, Bill Thornbury, Daniel Roebuck, Jon Johannsen, Cean Okada.

Fantastico

Usa 2016
















Dopo il flop di "Oblivion", la serie di "Phantasm" era praticamente finita. Il fatto che "Ravager" esista è in realtà dovuto ad una serie di circostanze praticamente fortuite.
Questo perché Don Coscarelli si era lasciato alle spalle le gesta del Tall Man, Mike e Reggie alla fine del secolo e, assodata l'impossibilità di creare la conclusione adatta, era andato oltre e diretto il bel cult "Bubba Ho-Tep". Il creatore di questo quinto capitolo è di fatto David Hartman, "phan" della prima ora e collaboratore di Coscarelli come addetto agli effetti ottici negli ultimi anni.
"Ravager" nasce come webseries nella quale Hartman dà vita ad una serie di racconti che ruotano attorno al personaggio di Reggie e solo nel corso del tempo si evolve in un film vero e proprio, anche grazie all'intervento di Coscarelli in persona, che pur collaborando in (minima) parte allo script lascia che il tutto sia opera del suo protetto. Il quale, riprendendo alcuni elementi di "Phantasm 1999" crea una sorta di capitolo conclusivo che in realtà non conclude nulla e si sostanzia più che altro come un grosso fan-film.




Avevamo lasciato Reggie nel deserto, mentre attraversava un portale per inseguire il Tall Man. 18 anni dopo, lo ritroviamo sempre nel deserto, uscito da quel portale e vagando alla cieca. Fin qui, Hartman riprende uno dei leitmotiv della serie instillando una forte consequenzialità tra capitoli, ma in poco tempo opta per una soluzione inedita, ossia la fusione dei piani temporali.
Seguiamo così Reggie prima attraverso il deserto, poi in un mondo post-apocalittico invaso dagli sgherri di Tall Man e soprattutto... in un manicomio nel quale è ricoverato. Una trovata che dovrebbe aumentare il tasso di ambiguità della storia, ma finisce solo per essere inutile e pretenziosa nel suo voler far credere allo spettatore che l'intera serie sia il frutto del delirio di un anziano. E se il primo "Phantasm" riusciva a fondere perfettamente le suggestioni psicologiche con il racconto fantastico per creare una favola dark, "Ravager" opta per una scrittura facilona e interseca i piani narrativi in modo netto. Con l'aggravante di non riuscire mai a creare la giusta atmosfera, tantomeno la giusta tensione, facendo ricorso, anche qui in modo facile, ai più canonici jump-scare da discount. Il tutto reso ancora più indigesto da una regia piatta e priva di inventiva, con una messa in scena dove talvolta persino la continuità tra inquadrature viene a mancare.




Gli scarsi valori produttivi rendono poi la visione del tutto piatta; il budget miserevole, a quanto pare poco più di centomila dollari, ossia meno della metà di quello del primo film, è del tutto inadeguato per dare vita alle visioni di un mondo devastato dalle sfere giganti, ma anche per creare semplici effetti splatter credibili, spesso costruiti con la più economica CGI che si possa immaginare.
In generale, tutto il look del film è economico, con esterni girati quasi tutti con camera a mano e una luce naturale che talvolta brucia le immagini, avvicinando la visione a quella di un film amatoriale vero e proprio. L'unica sequenza nella quale i giusti fondi sono stati profusi è il montaggio dell'attacco in larga scala delle sfere, che riesce davvero ad essere bello e credibile. Peccato che duri giusto una manciata di secondi.




Laddove pecca in polso per la messa in scena, Hartman eccede al contrario in entusiasmo, reintroducendo tutti i luoghi comuni della serie, in una sarabanda infinita. C'è la storia d'amore "sfigata" tra Reggie e una bella donna, una scena ambientata ai tempi della Guerra di Secessione (qui del tutto inutile) e addirittura una dove Reggie suona la chitarra davanti ad un camino in pietra. Sui titoli di coda riappare finanche Rocky e a metà film persino la donna con l'abito color lavanda, assente praticamente dal 1979. Presenze che fanno certo la gioia dei fan e che sono pensate per loro e da uno di loro; il quale, però, dimentica ciò che i fan vogliono davvero, ossia un film decente.




Tutto quello che alla fine resta è una serie di scene che fanno progredire la storia generale di pochissimo e che talvolta si contraddicono tra di loro, come nella sequenza in cui il Tall Man propone a Reggie di alterare gli eventi nel passato per salvare la sua famiglia, solo per scaraventarlo immediatamente nel mausoleo del terzo film, dove viene attaccato dai nani e persino dalla donna dall'abito lavanda, che a quanto pare adesso non è neanche più un suo alter-ego.
In un prodotto così scadente, c'è però qualcosa da lodare a gran voce, ossia l'impegno di Angus Scrimm: all'epoca delle riprese aveva quasi novant'anni e sarebbe scomparso poco dopo l'uscita del film; pur dovendosi far sostituire da una controfigura per molti movimenti, riesce ad infondere nel suo Tall Man l'usuale piglio sinistro, prova del suo infinito amore verso il personaggio e di un talento troppo poco celebrato. 




"Ravager" è, purtroppo, nulla più che una continuazione indegna di una serie che doveva terminare con il quarto capitolo. Vedere una conclusione del genere ingenera tristezza e fa davvero riflettere su come il cinema low-budget si sia involuto rispetto a cinquant'anni fa. Colpa di una regia scarsa e di ambizioni sin troppo grandi sorrette da un talento troppo piccolo.

giovedì 26 ottobre 2023

Phantasm IV: Oblivion

di Don Coscarelli.

con: A.Michael Baldwin, Reggie Bannister, Angus Scrimm, Bill Thornbury, Heidi Marnhout.

Fantatico/Horror

Usa 1998
















Il successo di "Phantasm III- Lord of the Dead" fu magro persino in quei pochi paesi dove fece una fugace apparizione in sala. Eppure, dato anche lo scarso budget, fu considerto lo stesso un successo, tanto che Coscarelli si mise praticamente subito all'opera per un quarto capitolo. 
Quarto capitolo che avrebbe dovuto sia risolvere la situazione lasciata in sospeso nel precedente e dare una conclusione a tutta la storia, sia far tornare la serie alle atmosfere rarefatte che la caratterizzavano. Un'operazione seria e complessa, nella quale entra in gioco anche un soggetto insospettato, ossia Roger Avary, ex collaboratore di Quentin Tarantino e all'epoca fresco dell'Oscar per "Pulp Fiction".
Avary era da sempre fan della serie e scrisse una sceneggiatura intitolata "Phantasm 1999" che definire ambiziosa sarebbe eufemistico, nella quale Mike è preda del Tall Man e Reggie deve salvarlo, come nel film precedente, ma il tutto è ambientato in un mondo devastato dagli esseri extradimensionali, con Reggie che si muove a bordo di una 'cuda corazzata e stringe alleanza con un gruppo di guerriglieri capitanati niente meno che da Bruce Campbell.
Malauguratamente, il budget per portare in scena uno script del genere era fuori portata: la Universal, a causa di alcuni screzi avuti con il regista durante la produzione di "Lord of the Dead", abbandonò Coscarelli, il quale trovò un partner nella MGM che, a sua volta, gli propose un accordo strambo, ossia creare un quarto capitolo a basso budget e con i capitali ottenuti dare vita a "1999".
"Oblivion" entrò così in produzione con un insieme di fondi a dir poco miserevole, tanto che Coscarelli è letteralmente costretto a riutilizzare parte del materiale scartato del primo film per far arrivare la durata a novanta minuti scarsi. Nonostante questo, il risultato è tutt'altro che disprezzabile.



La trama, come già nel copione di Avary, riprende lo spunto del capitolo precedente. Liberato dal Tall Man, Reggie si rimette sulle tracce di Mike, che il diabolico alieno sta cercando di concupire.
Il punto di vista, questa volta, è quasi esclusivamente quello di Mike, con A.Michael Baldwin finalmente di nuovo al centro dell'attenzione e con Reggie che torna ad essere un grlorificato comprimario. Tanto che la storyline di quest'ultimo ne riporta tutti i luoghi comuni, con i rocamboleschi combattimenti e l'incontro con una bella ragazza di turno che come sempre lo manda in bianco. Ma anzicché dare un senso di deja vù, questi riescono lo stesso ad intrattenere per merito della mano del regista: il combattimento con il poliziotto-zombie è quasi da antologia, così come la scena nella quale le sfere-vampiro fuoriescono dai seni della bella Heidi Marnhout.




Nella storyline di Mike, Coscarelli può invece dar vita a quel deserto surreale che avrebbe dovuto ospitare il film precedente; e il modo in cui inquadra gli ampi spazi e le forme dei personaggi è semplicemente bello, con inquadrature pittoriche che a momenti ricordano David Lean.
Talento visivo che torna anche nella bellissima scena della Los Angeles deserta, con l'immagine iconica del Tall Man che si aggira tra strade deserte.
In generale, la sua mano torna ad essere salda e, oltre alla bellezza visiva, riesce a creare di nuovo l'aura onirica che caratterizza la saga.



Sul piano narrativo, "Oblivion" bene o male funziona, tendendo a chiarificare le origini del Tall Man e dei viaggi transdimensionali. Queste vengono ricondotte al personaggio di Jebediah Morningside, necroforo della Guerra di Secessione che, ossessionato dal concetto di morte, crea una macchina in grado di aprire varchi nello spazio-tempo e viene "posseduto" dall'entità poi nota come Tall Man.
Al di là della storia in sé, Coscarelli torna a scanagliare la psiche di Mike e il suo rapporto con Jody, figura qui più ambigua rispetto al terzo film. Il ricorso alle scene del primo film aiuta a dare profondità al tutto e persino ad incrementare l'atmosfera sospesa, come nella scena dell'impiccagione e nel bel epilogo.




In generale, nonostante gli scarsi valori produttivi, "Oblivion" funziona davvero bene e anzi proprio a causa della scarsezza di mezzi riesce ad avere un look arthouse e da video-art che gli dona maggiore personalità. 
L'unico vero difetto risiede in quel finale aperto che non troverà soluzione se non decenni dopo la sua uscita (e comunque solo in parte). Lo scarso riscontro ottenuto nelle videoteche sarà micidiale per la serie (al punto che in Italia è stato distribuito solo in epoca recente, direttamente nel bel cofanetto Blu-Ray della Midnight Factory contenente tutta la saga) che di fatto non si riprenderà mai più davvero.
Assodata l'impossibilità di creare un capitolo definitivo, Coscarelli abbandonerà praticamente per sempre i personaggi che lo hanno reso celebre e firmerà qualche altra opera interessante, lasciando i fan per sempre orfani di un epilogo degno di tale nome.

giovedì 19 ottobre 2023

Phantasm III- Lord of the Dead

di Don Coscarelli.

con: Reggie Bannister, Angus Scrimm, Kevin Conners, Gloria Lynn Henry, A.Michael Baldwin, Bill Thornbury, Cindy Ambuhel, John Davis Chandler, Brooks Gardner, Sarah Davis.

Fantastico/Horror/Grottesco

Usa 1994
















Gli incassi di "Phantasm II" furono più che buoni e l'accoglienza da parte della critica e dei fan superò le aspettative, ma non si trattò del blockbuster che i capi della Universal speravano, nonostante lo avessero letteralmente "mandato a morire" al box office. Il via libera per "Phantasm III" arrivò così solo nei primi anni '90 e il film finito venne distribuito solo in home-video, pratica che purtroppo diverrà comune anche per i film successivi.
Don Coscarelli si ritrovò con un budget più piccolo, non di molto, ma quanto bastò per forzarlo a ridimensionare l'idea originale di un film ambientato totalmente nel deserto e con un finale in Alaska. Pur tuttavia, il capitale vincolato venne controbilanciato con la più totale libertà creativa: pur restando nei limiti del producibile, poteva fare nel film tutto ciò che avrebbe voluto. E per prima cosa, richiamò a bordo A.Michael Baldwin per interpretare Mike e persino Bill Thornbury per ritornare nel ruolo di Jody, oltre a promuovere Reggie Bannister a vero protagonista del film.
Purtroppo, alla piena libertà libertà creativa non corrisponde la piena ispirazione e "Lord of the Dead" finisce per rappresentare un piccolo passo indietro nella saga, anche se graziato da qualche bel tocco di classe.




Proprio come il capitolo precedente, anche questo inizia nel momento esatto in cui il predecessore finiva: Reggie per fortuna non è morto e anche Mike si salva dal colpo di coda del Tall Man. In compenso, Liz viene uccisa nei primissimi istanti, una trovata coraggiosa vista l'importanza del personaggio. E anche Mike finisce nelle grinfie del becchino transdimensionale, lasciando Reggie da solo e alla ricerca di un modo per salvarlo.




Come in "Phantasm II" anche questo terzo capitolo ha una struttura da road-movie, con il cacciatore di mostri che vaga di paese in paese a bordo della mitica plymouth 'cuda e armato fino ai denti, sulle tracce del Tall Man. E anche in questo caso incontra sul suo cammino una serie di personaggi importanti, tanto che Coscarelli arriva persino a ripetere la bella inquadratura della soggettiva del passeggero che ha la visione di un'autostoppista. La differenza la fa il tono, ora spesso e volentieri virato verso l'umoristico.
Per tutta la prima parte, la dinamica tra Reggie e il giovane Mike viene cucita sulla new entry Tim (Kevin Conners), bambino precoce che sopravvive in un mondo sull'orlo del disastro a causa delle azioni degli esseri extradimensiali. Ma questa sua lotta prende le forme di una sorta di parodia di "Mamma, ho perso l'aereo", con il giovane asserragliato in una casa piena di trabbocchetti pronti a percuotere l'invasore di turno. Il quale prende le sembianze non del Tall Man o dei suoi nani, bensì di quelle di tre strambi ladri; e con la differenza che le trappole sono letali, in una deviazione tanto ironica quanto feroce.




Se tale trovata dona un tocco di originalità a questo terzo capitolo, l'umorismo finisce per annientare la bella atmosfera onirica e funerea, la quale diventa invece quella di un cartoon folle. E se l'intento era di quello di riprendere il modello di Sam Raimi ed il suo "Evil Dead II", purtroppo Coscarelli non riesce ad averne la stessa grazia nel coniugare risate e splatter.
Tutta la prima metà del film è così una sorta di rifacimento in chiave faceta di quanto visto in passato; citazionismo torna anche nel finale, che mima in tutto e per tutto quello del primo film. "Lord of the Dead" risulta così a tratti indigesto e viene salvato da giusto un paio di trovate ben congegnate.




La prima è l'espansione della mitologia. Ora anche le sfere-vampiro hanno una loro funzione e origine: sono dei "soldati" che il popolo del Tall Man usa per invadere le dimensioni attigue e nascono quando il cervello dei cadaveri (il cui corpo vuoto viene usato per creare i nani) viene innestato in questa sorta di corpo cibernetico. Jody diventa così una sfera nera che guida Reggie e Mike e comunica con loro attraverso i sogni. In modo simile, il doppio colpo di scena finale fa intuire un collegamento profondo tra Mike e i mostri, unendo i personaggi in un connubio mortale.




La seconda è il ricorso a stunt e scene d'azione più marcate per compensare lo splatter più esiguo. Gli scontri con gli zombi dei tre ladri, nuovi sgherri del Tall Man, brillano per inventiva nelle coreografie e soprattutto sono impreziosite dalla bella scena dello schianto del carro funebre, piccolo pezzo di buon cinema action perfettamente calato nel contesto orrorifico-grottesco del resto del film.
Rimarchevole anche l'introduzione del personaggio di Rocky, interpretato dalla bella e atletica Gloria Lynn Henry, vera e propria amazzone-soldato che tiene a bada le avance di Reggie e non sfigurerebbe come protagonista di un film d'azione vero e proprio.




Per il resto, purtroppo, "Phantasm III" è al meglio una copia più blanda del passato, al peggio un connubio malriuscito. Chi ha amato i due capitoli precedenti si ritroverà spiazzato a causa del cambio di tono indigesto e della riproposizione delle medesime situazioni, che questa volta tornano in maniera meccanica. Solo gli spettatori meno affezionati potrebbero invece apprezzarlo proprio per la sua originalità all'interno della serie.

martedì 10 ottobre 2023

Fantasmi II

Phantasm II

di Don Coscarelli.

con: James Le Gros, Reggie Bannister, Angus Scrimm, Paula Irvine, Samantha Phillips, Kenneth Tigar, Stacy Travis, Ruth C.Engel.

Fantastico/Horror

Usa 1988















Subito dopo il successo del primo "Phantasm", la carriera di Don Coscarelli avrebbe dovuto decollare, ma purtroppo così non è stato. Il suo film successivo fu "Beastmaster" (arrivato in Italia con il fuorviante titolo "Kaan principe guerriero"), sword & sorcery nato sulla base della fascinazione dell'autore per il filone e sull'onda del successo del "Conan il Barbaro" di Milius e l'esito non fu certo dei migliori: complici dei valori produttivi inadeguati e nonostante qualche bella scena, il film fu un mezzo flop e bloccò ogni sviluppo possibile per Coscarelli.
E' stato forse per questo che nella seconda metà degli anni '80 decise di tornare a quel cult che era stato il suo unico successo commerciale, per crearne un seguito. Ma non un seguito qualunque, quanto una continuazione che ne espandesse la portata, pur restando ancorato alle idee originali.
"Phantasm II" nasce così da necessità contingenti e trova l'appoggio di una major, la Unviersal, la quale dà all'autore il budget necessario per creare un film più grande; ma, al contempo, ne blocca l'uscita durante l'estate, facendolo competere con i blockbuster della stagione e garantendone un successo solo moderato, aumentato grazie all'uscita in home-video. Tuttavia, oltre a tale poco lungimirante imposizione, l'unico vero limite messo alla creatività di Coscarelli fu l'obbligo di cambiare l'attore per il ruolo del protagonista Mike, che ora ha il volto di James Le Gros, decisamente in parte e più espressivo di quanto sarà A.Michael Baldwin quando tornerà a vestirne i panni a partire dal capitolo successivo.
E "Phantasm II" alla fine mantiene tutte le sue promesse, entrando di diritto nel pantheon dei migliori seguiti mai fatti.



La formula è esattamente quella del primo film: c'è l'elaborazione del lutto da parte di un persona e c'è lo scontro con un'entità sovrannaturale, ossia il Tall Man, che in questo secondo capitolo è però una presenza più astratta. Un po' sequel, un po' remake, "Phantasm II" è simile a quell' "Evil Dead II" uscito appena un anno prima e che viene più volte citato, riproponendo quanto visto in precedenza, ma con valori produttivi più alti. E su questo, Coscarelli mette subito le carte in tavola, inserendo ben due case esplodono nei primi dodici minuti.
Il resto del film alterna la rievocazione del passato a nuovi elementi. Mike è ora un giovane uomo e assieme a Reggie inizia una caccia al Tall Man, il quale pare si stia spostando di cittadina in cittadina, lasciando dietro di sé una scia di distruzione. Nel frattempo, la new entry Liz (Paula Irvine) è alle prese con la morte del nonno e con una serie di visioni che la collegano a Mike e al Tall Man.




Concentrandosi sul personaggio di Liz, Coscarelli crea un nuovo racconto funereo dove a farla da padrone sono le suggestioni sovrannaturali e l'atmosfera autunnale; il tutto eseguito a regola d'arte, con una fotografia dai toni virati al marrone che comunica il mood generale al solito in maniera perfetta.
Quando poi l'attenzione è riservata a Mike e Reggie, le cose cambiano e il racconto diventa quello di due "acchiappa-mostri on the road"; i due personaggi, in ossequio ai tempi che cambiano e al pari di Ash di "The Evil Dead", passano così dall'essere le vittime che tentano di sopravvivere del primo film a due veri e propri eroi action, che impugnano letali armi poi divenute iconiche, come la "doppia doppietta" o il lanciafiamme fai-da-te poi rivisto in "John dies at the end", e si muovono sgommando alla guida di una muscle car, la bellissima Plymouth Barracuda già vista nel primo film e che qui diventa ennesimo oggetto-feticcio della serie.
Il personaggio di Reggie, in particolare, inizia da ora a divenire l'icona action-horror che farà breccia nel cuore dei fan, una sorta di Ash di mezza età e un po' sfigato, tanto agguerrito nell'uccidere mostri quanto sfortunato quando si tratta di concupire la bella di turno.




Le due tracce narrative si fondono a metà film e nell'ultimo atto "Phantasm II" può finalmente mostrare tutte le sue carte, inanellando una serie di sequenze action e splatter da antologia. Torna la sfera-vampiro, ovviamente, e grazie al budget ora subisce una sorta di evoluzione, con una seconda sfera dorata in grado di sparare laser e di infilarsi nel corpo delle vittime, maciullandolo dall'interno in un tripudio di effetti splatter ben invecchiati, curati tra gli altri da un giovane Greg Nicotero. Torna anche la stanza bianca e il viaggio interdimensionale riesce ad essere persino più iconico, con tanto di creatura che si risveglia e tenta di rapire i protagonisti. Ed il confronto finale con il Tall Man risplende grazie all'inventiva della messa in scena, che lo trasforma in un essere definitivamente in una creatura aliena.




Coscarelli riesce così a portare negli anni '80 la sua creatura prediletta e a trasformarla in una serie. Un sequel invecchiato meglio del primo, più grande e ameno, dove gli unici veri difetti sono dati dalla sua natura di riproposizione e dalla necessità di creare una narrazione più lineare, con tanto di uso di voce narrante dei protagonisti, la quale finisce per appiattire in parte la fascinazione data dall'incertezza degli eventi. Ma che per il resto finisce davvero per divertire.

domenica 1 ottobre 2023

Fantasmi

Phantasm

di Don Coscarelli.

con: A.Michael Baldwin, Angus Scrimm, Bill Thornbury, Reggie Bannister, Lynn Eastman-Rossi, Terrie Kalbus, Mary Ellen Shaw, Kathy Lester.

Fantastico/Horror

Usa 1979














---CONTIENE SPOILER---

Se lo si dovesse chiedere ad uno spettatore non patito di cinema dell'orrore, difficilmente questi conoscerebbe la serie di "Phantasm". Il che è anche alquanto strano visto che molti dei suoi elementi caratterizzanti sono comunque entrati nella coscienza collettiva poiché ripresi da altre serie o opere anche non cinematografiche. Si pensi all'iconica sfera-vampiro, apparsa in diversi videogame, al bel tema musicale poi riutilizzato dagli Entombed o al villain Tall Man, praticamente copiato dai creatori di Slenderman. Eppure, "Phantasm", a differenza delle saghe di "Halloween", "Venerdì 13" e "A Nightmare on Elm Street", non ha mai davvero raggiunto lo status di pellicola popolare.
Cosa molto strana, visto come il primo film della serie sia tutto sommato ancora oggi godibile, anche se non invecchiato benissimo, così come il fatto che anche i sequel abbiano sempre bene o male mantenuto un livello dignitoso (salvo l'ultimo exploit) e di come Don Coscarelli, vero e proprio deus ex machina di tutti i film, sia dotato di uno stile di messa in scena interessante.




L'idea per "Phantasm" arriva a Coscarelli nel 1976 durante le riprese di "Kenny & Company", il suo secondo film; in questa piccola commedia per ragazzi c'è una scena dove il protagonista finisce nella casa degli orrori di un luna park, venendo spaventato a morte dalla corsa; scena che viene costruita come quella di un horror vero e proprio e che nelle parole del regista ha divertito lui e il cast più di molte altre sequenze, da cui l'input di girare un film del terrore vero e proprio; senza contare come l'influenza di horror e sci-fi fosse essenziale già nella sua formazione filmica. 
Riguardo la storia, Coscarelli si dirà da sempre affascinato dal concetto della morte e da come i riti funebri vengono ufficiati in America, dove il corpo del defunto viene affidato dai famigliari a degli sconosciuti i quali lo "rubano" fino alle esequie, da cui, a sua volta, viene l'idea di un becchino che trafuga i cadaveri per farne chissà cosa.
Le riprese iniziano già nel '76 e si protraggono per oltre tre anni; la produzione è minuscola, con l'amico Paul Pepperman nei panni di produttore e addetto agli effetti speciali e la madre del regista nel ruolo di addetta alle scenografie e ai costumi (la quale pare abbia cucito da sé le tuniche dei mostriciattoli aiutanti di Tall Man). 




Con un montaggio iniziale di oltre tre ore, "Phantasm" è un film troppo lungo e frammentario; la storia si focalizza inizialmente sul piccolo protagonista Mike (A. Michael Baldwin) e suo fratello Jody (Bill Thornbury), da poco rimasti orfani di entrambi i genitori, oltre che il loro rapporto con due ragazze della cittadina in cui abitano. Ottenuta la distribuzione, Coscarelli si ritrova a dover scartare molto del girato, il quale finirà per costituire gran parte del minutaggio del successivo "Phantasm IV- Oblivion" oltre vent'anni dopo; creata una versione più "digeribile" di circa 90 minuti, il film si concentra così sul solo personaggio di Mike, sulla elaborazione del lutto e sul mistero che circonda Tall Man (Angus Scrimm).




Benché solitamente incluso all'interno del genere horror, "Phantasm" rappresenta un'anomalia, non essendo un film dell'orrore vero e proprio, quanto una sorta di favola nera, un racconto metaforico ed espressionista nel quale l'autore racconta il rapporto tra un ragazzo e il concetto della morte.
"Phantasm" è un film sullo scontro tra dimensioni. Il più ovvio è quello tra dimensioni materiali, quella nostrana e quella del Tall Man, essere extradimensionale che usa i cadaveri dei terrestri per creare dei nani da usare come schiavi nel suo mondo, connesso per il tramite di quella visionaria stanza bianca e del congegno dato da due piccoli cilindri metallici, che nella loro semplicità donano al tutto un bel tono sci-fi.
Il più importante è invece lo scontro tra la dimensione del reale e quella dell'immaginario. Per tutto il film si assiste ad una serie di eventi inspiegabili anche all'interno della mitologia che esso stesso imbastisce. La spiegazione è in realtà semplice: come il finale suggerisce, pur nel sua natura anarchica e sovversiva, la chiave di lettura è quella della perdita di raziocinio del personaggio di Mike, il quale è stato colpito dapprima dalla morte dei genitori, poi da quella del fratello maggiore Jody; cosa che lo ha portato ad elaborare lo shock iniziale e la solitudine successiva mediante la creazione di un "fantasma", un'immagine residua del fratello e i mostri che li perseguitano. Coscarelli ha di fatto spiegato come il fantasma del titolo non si riferisca ad un'entità ectoplasmatica, quanto ad un fantasma interiore, ad una allucinazione causata da un trauma, nell'accezione spesso usata da Edgar Allan Poe nei suoi scritti.
La narrazione è così quella di una favola dark, come si diceva, il racconto di una mente spezzata che si perde nei meandri del dolore e della paura, i due elementi portanti di tutto il film.




La paura corrompe la mente e dà forza all'allucinazione; per dar corpo a tale assunto, il regista ricrea la scena dell'ordalia del Gom Jabbar di "Dune" anni prima dell'adattamento di Lynch, con Mike che infila la mano in una scatola che contiene letteralmente un dolore fisico creato dalla sua paura; il superamento di tale fobia lo porta nel finale a togliere potere al Tall Man (o alla sua seconda incarnazione, la donna con l'abito color lavanda che concupisce gli uomini del luogo) e a sfuggire alla sua presa.
Tall Man (che nella versione italiana diventa "l'uomo alto alto", sottolineando squisitamente l'aspetto favolistico della storia) diventa così l'incarnazione della paura della morte e, ancora di più, di tutta la cifra ignota che essa porta con sé, con l'altra dimensione ideale materializzazione di un aldilà al quale si accede attraverso una porta all'interno di un mausoleo ed un mietitore tristo mostruoso.




Pur con un budget di soli trecentomila dollari, Coscarelli riesce a creare sequenze memorabili, alcune delle quali parto di una visione precisa del mezzo filmico. La più famosa è quella dell'incubo, con Mike che si ritrova nel cimitero ed il Tall Man che torreggia sul suo letto, dalla perfetta costruzione pittorica, un'immagine tanto bella quanto inquietante. La seconda (e altrettanto celebre) è l'attacco della sfera-vampiro, costata neanche due mila dollari in totale, vero e proprio guizzo di creatività filmica ed inventiva estetica.
La bellissima atmosfera è data da una fotografia contrastata, che trasmette magnificamente un mood autunnale, funereo, ma anche sottilmente surreale. E la maschera del Tall Man, affidata all'ottimo Angus Scrimm, inqueta e affascina in modo genuino, un'entità sinistra, difficile da decifrare, che trasmette una sensazione di pericolo ogni volta che entra in scena.



Non tutto, però, funziona alla stesso modo, proprio a causa dello scarso budget. Se il look del film è ancora oggi bello e l'atmosfera funziona benissimo, alcuni effetti speciali sono invecchiati smaccatamente male; decisamente poco digeribile è la lunga sequenza del dito mozzato che si trasforma in insetto carnivoro, che con i mezzi dell'epoca sarebbe stata di difficile realizzazione già in un film ad alto budget e che in una piccola produzione indipendente diventa purtroppo la parte meno riuscita. Allo stesso modo, il ritmo non è sempre ideale: la lentezza, soprattutto nel primo atto, dovuta al forte lavoro in sala di montaggio, rende la visione a tratti pesante, non essendo quasi mai giustificata.




Eppure, anche se in parte invecchiato, "Phantasm" ha perso davvero poco del suo charme: ancora oggi riserva una visione interessante ed emozionante, con belle immagini e personaggi memorabili, tanto che il suo status di cult e prima ancora il successo commerciale che godette all'uscita sono a dir poco meritati.