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martedì 9 maggio 2023

Suzume

Suzume no tojimari

di Makoto Shinkai.

Animazione/Fantastico

Giappone 2022



















Makoto Shinkai è oramai un nome consolidato nel panorama dell'animazione nipponica (e internazionale). E' oramai giunto al momento della sua carriera in cui ogni suo nuovo film è un evento e "Suzume" è stato trattato come tale, con una distribuzione per una volta (quasi) puntuale nel nostro paese, come avviene praticametne solo con quel gigante che è Hayao Miyazaki. Questa sua ultima fatica tutto sommato non delude, continuando sul solco di ibridazione tra love-story e narrazione fantastica di stampo seikaikei inaugurata con "Weathering with you".



Suzume Iwato è una diciasettenne che vive in un paesino di provincia. Una mattina, andando a scuola, incrocia il misterioso e affascinante Souta, dal quale si sente irrimediabilmente attratta. Per seguire il bel tenebroso, scopre una strana porta la quale sembra condurre verso un altro mondo, nel quale però non riesce ad accedere. D'altro canto, da questa fuoriesce una strana forza, i cui impulsi causano forti terremoti. Chiusa la porta, con grossa fatica, assieme al giovane uomo, Suzume scopre come questi sia in realtà un "chiudi-porta", una sorta di sciamano chiamato a sigillare i portali che congiungono il mondo immanente con "l'altrove", dal quale un'antica presenza cerca di penetrare nel nostro mondo.
Le cose si complicano poiché Suzume ha per sbaglio liberato la pietra che sigillava questa forza, la quale prende le forme del gatto Daijin, il quale maledice Souta trasformandolo in una sediolina. La ragazza si imbarca così, di punto in bianco, in un'avventura per ritrovare il gatto fuggitivo, guarire l'amato e cercare di contenere la crisi oltremondana che sta per scatenarsi.




Il nume tutelare di Miyazaki viene evocato in modo esplicito e l'elemento della trasformazione è ripreso da alcuni degli exploit più celebri della sua filmografia, in primis da "La Città Incantata", dove la storia prendeva le mosse proprio da una maledizione che doveva essere sciolta, oltre che da "Il Castello Errante di Howl", che già presentava una storia d'amore dove uno dei due amanti veniva trasfigurato. Ma Shinkai riesce a fare sue queste influenze e a declinarle in un racconto del tutto personale.
Quella di "Suzume" è in primis una storia d'amore tipicamente shinkaiana, con due ragazzi che si incontrano e la cui attrazione è impedita da un evento fantastico, impostazione che affonda le sue radici fino al suo secondo cortometraggio, il purtroppo dimenticato "Voices of a distant star". Un'attrazione qui più inconscia, basata su di un paradosso vero e proprio e che resta praticamente celata per tutta la prima parte, tanto che si potrebbe quasi obiettare come la seconda, tutta basata sulla rincorsa verso il coronamento del sogno d'amore, sia quasi forzata, se non fosse che lo script mette più o meno in chiaro sin da subito come ci sia effettivamente un sentimento pulsante celato nel cuore della ragazza.




Ma quella di "Suzume" è anche una storia di elaborazione del lutto e maturazione. Orfana di madre, la giovane protagonista vive con la zia e porta dentro di sé le cicatrici dell'abbandono forzato da parte della genitrice. Il suo viaggio è anche l'incontro con figure materne e famigliari surrogate, la più ovvia delle quali è Rumi, la madre di due gemelli ai quali la protagonista fa da sorella maggiore acquisita. Anche Chika, benché inquadrata più come una sorella, ha atteggiamenti materni, allo stesso modo di Serizawa, lo scanzonato amico di Souta, ideale fratello maggiore. 
L'interazione con questa famiglia "atomizzata" culmina con il confronto con la vera madre surrogata, la zia Tamaki, la quale le vomita addosso il suo disappunto. Ma questa catarsi non porta ad un disfacimento definitivo dell'unione, quanto ad una rinforzatura dei rapporti, i quali, tramite una comprensione pur brusca, diventano più saldi di prima.




Shinkai cala questa duplice storia all'interno di una trama fantastica che si rifà al foklore nipponico. Daijin e sua madre Sadajin prendono i loro nomi dalle cariche dello shogunato, ma sono un riferimento al mito di Amaterasu, la dea creatrice che prende sembianze di lupo. La storia di queste creature e del verme che infesta l'altrove viene però a sua volta usata come metafora emotiva e spirituale sia individuale che collettiva.
Il verme, nelle stesse parole dei personaggi, è l'incarnazione delle sciagure naturali che affliggono il territorio giapponese. Sono parte integrante nella nazione, connaturate alla stessa terra, dunque è solo possibile contenerle, ma non più di tanto. Le tragedie di conseguenza sono inevitabili e Shinkai decide di declinare l'argomento affermando come l'essenziale sia il modo in cui queste vengono affrontate e assimilate.
Il mezzo con il quale le porte vengono chiuse, con cui il male viene scacciato, non è la rimozione coatta dello stesso, quanto una sua accettazione. Per avere successo, la preghiera formulata dai due protagonisti deve essere supportata dal ricordo dei luoghi ove i portali si sono aperti, che coincidono con quei territori colpiti dai sismi. Il dramma non va così soppresso o dimenticato, ma pienamente accettato, deve essere parte di sé stessi per essere davvero superato e il relativo dolore non va rimosso quanto somatizzato.




Lo stile di animazione di Shinkai non ha subito evoluzioni, ma neanche perdite. Il suo uso della CGI e del disegno virtuale è sempre ottimo, ma non presenta tracce di vere innovazioni. Si ha semmai la conferma delle sue capacità di regista, in particolare della sua abilità nel creare scene emozionanti facendo ricorso anche a mezzi  come le canzoni, ma senza mai scadere nel patetico o nello smielato, in un equilibrio perfetto che riesce ad essere espressivo e coinvolgente.




"Suzume" è così l'ennesima conferma del suo talento, un'opera che si rifà ad altri ma che riesce ad essere del tutto personale e, come sempre, estremamente emozionante. Un film non tanto originale nella costruzione della storia, quanto nelle tematiche affrontate, in parte inedite nel cinema dell'autore.

mercoledì 16 ottobre 2019

Weathering with You

Tenki no Ko

di Makoto Shinkai.

Animazione/Romantico/Fantastico

Giappone 2019


















Ottenuto il riconoscimento che da sempre meritava con "Your Name", Makoto Shinkai si è finalmente imposto come uno degli autori più riconoscibili nel campo dell'animazione nipponica e, più in generale, come un autore in grado di sorprendere e ammaliare con ogni sua nuova opera.
"Weathering with You", di conseguenza, si fa carico di tutte le aspettative possibili, riuscendo a confermare il talento del suo autore, pur senza offrire nulla di originale.



Protagonista è questa volta il sedicenne Hodaka, il quale, scappato dalla sua vita di provincia, si ritrova in una Tokyo afflitta da un record di piogge. Salvato, in tutti i sensi, da Keisuke Suga, inizia a lavorare presso lo stesso come reporter a caccia di leggende metropolitane. Indagando sul caso di una fantomatica "signora del tempo", Hodaka conosce e si invaghisce della bella Hina, la quale sembra avere davvero un potere in grado di modificare gli agenti atmosferici.




Una storia d'amore, quella di "Weatthering with You" simile a quella narrata in "Your Name": anche qui il sentimento viene incorniciato nel fantastico e inscritto in un contesto apocalittico. La pioggia costante, che nella tradizione nipponica simboleggia solitamente la cattiva sorte, diviene il collante che unisce Hodaka e Hina, due personaggi che hanno molto in comune.




Entrambi orfani, entrambi chiamati a maturare prima del tempo, lui fuggendo nella megalopoli prima dei fatidici 18 anni, lei ritrovatasi a doversi prendere cura del precoce fratellino, entrambi sono adolescenti chiamati a fare le veci degli adulti. E come da tradizione nel cinema di Shinkai, il loro sentimento resta celato, pulsante ma inespresso, chiuso all'interno di piccoli gesti, sguardi di intesa e momenti di pura poesia, come quando i poteri di Hina cominciano a manifestarsi.




Se lo stile narrativo e gli stilemi di storia e personaggi sono del tutto uguali rispetto a quanto l'autore ha fatto in precedenza, una forma di originalità può essere colta nella scelta di Shinkai di rifarsi totalmente al filone del sekaikei, declinandolo a modo proprio. Laddove in "Your Name" la love-story era semplicemente interconnessa ad un fatto apocalittico, qui il sacrificio d'amore serve a scongiurare l'avverarsi dell'apocalisse stessa. Nel momento in cui i personaggi decidono di ricongiungersi, la catastrofe si avvera, ma non ha gli effetti devastanti visti in altre storie simili, portando ad un happy-ending solare.
Una nota di vera originalità si rinviene semmai nella sottotrama dedicata a Keisuke e al suo rapporto con la figlia, uno sguardo semplice eppure profondo sull'età adulta tutto sommato inedito nel lavoro dell'autore.




Pur non rappresentando una novità per Shinkai, "Weathering with You" è lo stesso un'opera intrigante e spettacolare, che farà la gioia di chi ha amato i suoi precedenti lavori.

mercoledì 15 maggio 2019

5 cm al secondo

Byôsoku 5 senchimêtoru

di Makoto Shinkai

Animazione/Drammatico

Giappone 2007

















Amore e destino, una lontananza nel tempo e nello spazio (forse) impossibile da vincere, il sentimento come forza totalizzante, sia essa costruttiva che distruttiva; con un pugno di opere, Makoto Shinaki si è imposto, in poco meno 20 anni, come uno dei filmmaker dell'animazione nipponica più amati; merito del suo stile secco (chiaramente influenzato da Hideaki Anno), eppure incredibilmente poetico, che trova nel suo ultimo lavoro, "Your Name.", perfetta maturazione, ma i cui semi sono perfettamente ravvisabili anche nella sua opera seconda, "5 cm al secondo".




Con una durata di poco più di 60 minuti e diviso in tre episodi, distinti e al contempo interconnessi, "5 cm" narra la storia di Takaki e Akari, dalla preadolescenza all'età adulta; una storia di "non-amore", ove il sentimento, presente e pulsante sino ad essere un'ossessione, non trova praticamente mai coronamento, venendo costantemente vanificato dalle avversità più mondane.
La lontananza, in primis, con i due giovani intralciati da chilometri e chilometri di linee ferroviarie. Il primo episodio, "Il capitolo dei fiori di ciliegio", è un lungo viaggio di un Takaki tredicenne verso Akari, trasferitasi fuori Tokyo; quella che era la sua migliore amica diviene il suo primo amore, man mano che la distanza si assottiglia. Takaki è qui soggetto, protagonista di una storia dove combatte contro le avversità avvicinandosi ad una parte della vita a lui sconosciuta.



"Cosmonauta", il secondo episodio, vede un Takaki diciottenne divenire oggetto dell'amore di una sua compagna di classe, Kanae. La lontananza tra i due è questa volta metaforica: Kanae si avvicina fisicamente all'amato, il quale resta però emotivamente distaccato da tutto; Takaki è adesso, al pari del razzo spaziale che i due ragazzi vedono decollare, un corpo perso nella ricerca di un qualcosa di invisibile e remoto, il desiderio inconscio di coronare l'amore con l'ormai perduta Akari.



Il terzo capitolo, che da il nome al film, è anche il più breve e secco. E' il 2008, Takaki, ormai adulto, vive a Tokyo ed è reduce da una fredda storia di passione con una collega. Una mattina crede di incrociare Akari, ma destino vuole che i due non si reincontrino; Takaki decide così di chiudere il suo cuore; l'arco narrativo è dunque completo: dalla scoperta del sentimento alla sofferenza per la sua mancata soddisfazione, sino all'alienazione, la perdita (volontaria?) di ogni sensibilità.



Sul piano narrativo, Shinkai combina due stili solo apparentemente opposti, ossia la pura immagine con il fluviale flusso di coscienza, dato dai monologhi interiori dei protagonisti. La sensazione isolamento trova perfetta forma in inquadrature che si concentrano sui dettagli, che lasciano volentieri i volti fuori dal campo, quasi a oggettivizzare i protagonisti. La voce pensiero, sempre presente, si fa così pura riflessione sulla mancanza, sull'assenza di quell'oggetto del desiderio che causa una tristezza sempre presente, eppure sempre trattenuta, per questo infinitamente straziante.
Sullo sfondo, Shinkai descrive un mondo in cui la tecnologia compie passi da gigante, passando dalla lettera scritta agli sms; una tecnologia che, tuttavia, non permette mai davvero alle persone di ritrovarsi, divenendo anch'essa motivo di alienazione, al pari della labirintica metropoli e dell'infinita campagna.



Se la riflessione sull'alienazione data dallo spazio e dal tempo è riuscita ed emozionante, meno riuscita è la scelta di chiudere l'ultimo capitolo in modo decisamente anticlimatico, lasciando che la storia scivoli via verso il nulla, castrando quello che invece sarebbe dovuto essere il centro nevralgico della riflessione. Nonostante questo, "5 cm al secondo" resta un melodramma originale, prova dell'estro di una nuova leva di quell'infinita fucina di talenti che è l'animazione nipponica.