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martedì 18 aprile 2023

Pearl

di Ti West.

con: Mia Goth, Tandi Wright, David Corenswet, Matthew Sunderland, Emma Jenkins-Purro, Alistair Sewell, Amelia Reid-Meredith.

Usa, Canada, Nuova Zelanda 2022














Uscito appena un anno fa, "X" è già diventato un cult, portando ulteriore e definitiva fama a Ti West. L'idea di trasformare quell'omaggio appassionato al cinema "vietato" in una trilogia pare fosse sin dall'inizio nelle sue intenzioni, ma il fatto che "Pearl" sia uscito praticamente una manciata di mesi dopo il primo capitolo è comunque stupefacente. Ancora più stupefacente è il fatto, poi, che nonostante la breve pre-produzione e una sessione di riprese praticamente lampo, questo prequel sia perfettamente riuscito, anche se non memorabile.



America, 1918. Mentre la Grande Guerra giunge a conclusione e l'influenza spagnola miete le sue vittime su entrambe le sponde dell'Atlantico, la giovane Pearl (Mia Goth) vive segregata in una fattoria, oppressa da una madre bieca e un padre catatonico, sognando di diventare una stella del cinema.




Non un horror, né un thriller vero e proprio, "Pearl" è la descrizione di un personaggio deviato, un resoconto psicologico a là "Henry- Portrait of a Serial Killer" su di una mente deviata che viene definitivamente risucchiata nel baratro della violenza.
La futura vecchietta sanguinaria è qui praticamente una sorta di Maxine nata cinquant'anni prima, una ragazza in cerca di affermazione personale prima ancora che di soddisfazione sessuale, pronta a tutto pur di ottenerla. Non è tanto la sua voracità sessuale, pur presente, ad essere enfatizzata, quanto la sua voglia di riscatto, prima ancora della sua devianza psicologica.
Pearl incarna così l'archetipo della ragazza di campagna frustrata da una vita grama, prigioniera di una fattoria che ne castra ogni ambizione, di un matrimonio infelice e privo d'amore (il coniuge è al fronte), oltre che di due genitori oppressivi, dove la figura dominante è come sempre quella della madre, immigrata tedesca dispotica e gretta, che vuole tenerla ancorata alla casa poiché crede che sia il futuro migliore, scatenandone la sete di sangue.



Il percorso degenerativo è risaputo e tutto segue un copione collaudato, tanto che alla fine nulla stupisce davvero; non un compitino vero e proprio, in "Pearl" la passione di West e di Mia Goth (qui anche co-sceneggiatrice) è avvertibile in ogni scena, con la Goth che si cimenta anche in un monologo che ne sfoggia le ottime doti recitative, in una performance del tutto antitetica rispetto a quella vista nel precedente film; ma alla fine nulla finisce per coinvolgere o stupire davvero.




A concedere un minimo di personalità al film ci pensa solo la messa in scena, con West che, impossibilitato a girare il film in bianco e nero, vira tutti i colori all'eccesso, proprio come fatto da Rob Zombie in "The Munsters"
Nella costruzione delle inquadrature, il suo occhio si rifà al cinema americano degli anni '30 e '40 con chiara passione cinefila, ma commette un errore da principianti quando manda la sua protagonista ad un cinema con un anacronistico impianto sonoro; errore scusabile, tutto sommato, visto il modo con il quale conduce il resto.




"Pearl" finisce così per essere una pellicola riuscita e accorata, ma priva di originalità e di vero mordente; un piccolo passo indietro in quella che si appresta ad essere una trilogia con l'imminente "Maxxxine", la quale, forse, finirà per rappresentare la magnum opus di West.

giovedì 21 aprile 2022

X

di Ti West.

con: Mia Goth, Jenna Ortega, Brittany Snow, Kid Cudi, Martin Henderson, Owen Campbell, Stephen Ure, James Gaylyn.

Horror

Usa, Canada 2022














Ti West non ha mai superato la fase vintagexploitation della seconda metà degli anni '00. Un'affermazione esagerata? Forse. Ingiusta? Decisamente no. Perché a ben guardare un film come "X" ben avrebbe potuto essere girato nel 2007 e forse avrebbe persino trovato un pubblico più ricettivo, pregno com'è di riferimenti al cinema exploitation anni '70. E a West questo va benissimo, orgoglioso com'è delle sue fonti di ispirazione e della grana grossa con cui imbastisce tutto. E per dovere di cronaca, questo omaggio al cinema di genere anni '70 bene o male funziona, ma sarebbe stato bello avere qualcosa di più che un semplice atto d'amore al cinema di Tobe Hooper e al porno d'antan.


Anno di grazia 1979. In Texas, il tenutario di night club Wayne (Martin Henderson) decide di diventare un produttore porno. Trovata la perfetta location in una fattoria di proprietà da due coniugi ottuagenari, comincia le riprese di "The Farmer's Daughter", che nelle sue intenzione ne lancerà la carriera, assieme a quella della bella fidanzata Maxine (Mia Goth). Ovviamente non tutto va come previsto.


Proprio l'anno in cui la storia è ambientata è essenziale. Siamo alla fine del decennio che ha sdoganato il porno e che ha visto la rigenerazione del cinema horror americano. Il primo genere sta per passare al home video, abbandonando di lì a poco le sale. Il secondo sta per arenarsi nei territori della ripetizione dello slasher. Entrambi sono accomunati da quella "X" che la MPAA sovente assegna ai loro esponenti per i contenuti offensivi. E se nella società civile la rivoluzione sessuale ha trionfato, nei cuori di molte persone vige ancora una visione "peccaminosa" del sesso, con il predicatore stile Esthus Pirkle che ricorda a tutti come il Signore biasimi la libertà sessuale.


Ma per West non è ovviamente il sesso ad essere peccaminoso, quanto la mancanza dello stesso, l'invidia che un corpo giovane e ancora capace di provare e produrre estasi può generare verso quelle persone che, vuoi per necessità, vuoi per scelta, non possono più provare la catarsi dell'amore fisico.
Da qui l'afflato distruttivo che porta alla carneficina, con l'orrore come reazione al sentimento castrante di chi non può raggiungere l'orgasmo pur provandone ancora un'irrefrenabile voglia. E il body horror dato dalla visione di due corpi cadaverici intenti a congiungersi nell'eros.
La costante dell'erotismo come causa scatenante e mezzo per raggiungere un fine pone così sullo stesso piano sia l'anziana Pearl che la giovane Maxine, con la duplice interpretazione di Mia Goth nei panni di entrambi. Le due non sono che due volti della stessa persona, distanziate unicamente dall'età anagrafica, accomunate da una predilezione per l'orgasmo, così come dalla voracità non solo sessuale, ma anche umana, che le porta a farsi creature predatrici, ognuna a modo loro.
E persino la figura retorica della final girl come vergine viene sovvertita, con la ragazza più "casta" che viene lo stesso punita, anche se è pur sempre la più libertina a fare la fine peggiore.


E West si diverte ad infarcire il tutto con riferimenti cinefili: apre il film con una strizzatina d'occhio a "Sentieri Selvaggi" che gli permette di giocare con il formato dell'immagine, costruisce la storia come una sorta di "The Texas Chainsaw Massacre" con attori porno, ricrea una delle scene di "Psycho", la scena più iconica di "Shining" e usa un montaggio a là "Easy Rider" per anticipare le azioni. Il tutto con la fierezza di un cinefilo hipster nel mezzo del suo elemento naturale.
Per il resto "X" offre pochi motivi di interesse, fermo com'è nella salda volontà di fermarsi all'omaggio, nella pura e semplice volontà di ricalcare con divertimento un modello dato dalla tradizione. Un giochino divertente, ma che lascia fin troppo il tempo che trova.

domenica 18 ottobre 2015

V/H/S

di: Adam Wingard, Ti West, Joe Swanberg, David Bruckner, Glenn McQuaid, "Radio Silence".

con: Adam Wingard, Andrew Droz Palermo, Hannah Fierman, Joe Swanberg, Sophia Takal, Helen Rogers, Daniel Kaufman.

Horror/Episodico

Usa, 2012














Quando nel 2012 "V/H/S" fu presentato al Sundance Film Festival, il found footage era già giunto al punto di saturazione; forse anche per questo fu facile per questa piccola antologia spiccare tra le decine di finto-documentari horror che infestavano (e infestano tutt'oggi) le sale.
Perchè sebbene il lavoro del gruppo di affiatati registi underground capitanati dalle superstars Adam Wingard e Ti West non sia sicuramente originale (e neanche vuole esserlo), il suo intento di scioccare e svecchiare il registro di riferimento è perfettamente riuscito, con sei episodi, al solito altalenanti, che riescono sempre e comunque ad intrigare o a terrorizzare con poco.
Dove quel "poco" non è la solita sarabanda di falsi spaventi, rumori fuori scena, colpi improvvisi ed impennate dell'audio, ma la creazione di un'atmosfera sottilmente inquietante che riesce a crescere sottopelle sino a scoppiare in un gore reso ancora più disturbante proprio dalla tecnica "amatoriale". Ben si farebbe, dunque, a guardare con attenzione questa piccola perla e a lasciar perdere la serie di "Paranormal Activity", vera e propria truffa legalizzata dei grandi studios travestita da piccolo film sperimentale.



TAPE 56

Episodio cornice, scritto diretto ed interpretato dall'enfant prodige dell'horror underground Adam Wingard. 
Un gruppo di scapestrati, patiti per la videoripresa ed il vandalismo, si introduce in una casa, forse abbandonata, per recuperare una videocassetta. Una volta dentro, si troveranno dinanzi al cadavere del vecchio proprietario e ad una pila di snuff movies su VHS.
Assieme a quello di Ti West, l'episodio più blando; difetto scusabile se si tiene conto del fatto di come la sua unica funzione sia quella di introdurre gli altri corti. L'atmosfera sporca è introdotta a dovere, la cattiveria dei ragazzi, come al solito nel cinema di Wingard, li fa odiare al punto che la loro eliminazione diventa catartica. Non manca lo splatter, ma è l'ambientazione buia e squallida a regalare i veri brividi.



AMATEUR NIGHT

Primo episodio dell'antologia, diretto da David Bruckner, nonchè uno dei migliori. 
Tre amici si abbandonano ad una serata all'insegna di alcool e sesso, filmando tutto con una microcamera nascosta in un paio di occhiali.
Il vouyerismo si fonde con lo splatter. La mania di riprendere ogni singola azione stupida, esplosa con la "generazione youtube" unita all'orrore della sessualità. Il demone interpretato dalla bella Hannah Fierman è un mix di sensualità e repulsione, l'incarnazione della libido sublimata e punita. 
Bruckner sa gestire alla perfezione la tempistica dell'horror e alcuni passaggi sono da antologia. Su tutti, l'immagine con cui il demone si rivela allo spettatore, talmente riuscita da far letteralmente saltare sulla sedia.




SECOND HONEYMOON

Diretto da Ti West ed interpretato da Joe Seanberg, autore del corto "The Sick thing that happened to Emily when she was younger". Un piccolo thriller che vive della sola costruzione della tensione, un crescendo che esplode nel finale. A tratti decisamente noioso, si riscatta per la bella sequenza dello stalking nel sonno.




TUESDAY THE 17TH

Diretto da Glenn McQuaid, una divertente variazione sullo slasher americano classico. Un gruppo di ragazzi decide di passare un pomeriggio al lago, dove un serial killer si aggira impunito. La tensione è alta, così come lo splatter, ma il vero motivo di interesse resta nel colpo di scena finale e nella caratterizzazione grafica del "mostro", originale ed inquietante.




THE SICK THING THAT HAPPENED TO EMILY WHEN SHE WAS YOUNGER


Swanberg dirige l'episodio più semplice e più disturbante. Due anni prima di "Unfriended" (2014), l'autore anticipa una messa in scena totalmente virtuale, costruita tramite due portatili connessi in videoripresa e due attori in un'unica location. La casa infestata da poltergeist bambini mette i brividi, così come le loro apparizione, che, a differenza di "Paranormal Activity" (2007), non sono costruite solamente sullo spavento immediato. L'apice viene raggiunto nello sconvolgente climax, con un richiamo al body horror cronenberghiano a tratti insostenibile per la brutalità.




31/10/98

Ultimo episodio, diretto dal gruppo di filmmakers"Radio Silence". Altra variazione sul tema "casa infestata", questa volta più compatto stilisticamente. La prima parte, piatta, serve solo a far esplodere la tensione negli ultimi, in una corsa folle nel quale né i personaggi, né lo spettatore hanno scampo.


Esperimento riuscito, quello di "V/H/S" che riesce davvero a dare dignità al found footage sperimentando, fondendo ispirazioni e registri per creare qualcosa di incredibilmente spaventoso e per questo estremamente divertente.