300: Rise of an Empire
di Noam Munro.
con: Sullivan Stapleton, Eva Green, Lena Heady, Rodrigo Santoro, Hans Matheson, Callan Mulvey, Jack O'Connell, Andrew Tiernan, Igal Naor, David Wenham.
Storico/Azione/Fantasy
Usa (2014)
Sembrava impossibile poter dare un seguito al "300" (2006) di Zack Snyder; nonostante la sua forte influenza su tutta la produzione fantasy americana e non, l'epica tamarrata aveva il pregio di chiudersi in una storia autoconclusiva, che non aveva bisogno di ulteriori approfondimenti (data l'estrema superficialità della narrazione), né di aggiunte; ma, come è noto, se ad Hollywood c'è una legge universalmente accettata, questa è sicuramente quella del "ha avuto successo, facciamone un altro"; e fortuna vuole che, sempre sulla scia del successo della pellicola, lo stesso Frank Miller abbia deciso di dare una continuazione alla sua epica ellenica: "Xerxes", prequel di "300", incentrato sulle origini dello ststus divino del re persiano, che ha fornito lo spunto iniziale anche per il sequel cinematografico, "300- L'Alba di un Impero".
Sfortunatamente, la stesura del fumetto di base è tutt'ora incumpiuta; mancanza che ha portato gli sceneggiatori Kurt Johnstad e Snyder a dover creare una storia ad hoc e poi affidata nelle mani dello sconosciuto Noam Munro, regista di origini israeliane al suo secondo lungometraggio; questo "sequel" non è quindi assimilabile alla logica del cinecomic, non trasponendo su pellicola né la storia del fumetto (se non in minima parte), né la sua estetica (che si rifà al film di Snyder piuttosto che alla matrice cartacea); paradossalmente, la mancanza della penna di Miller al soggetto è proprio l'elemento vincente di "300-L'Alba di un Impero", rendendolo un sequel molto migliore del suo predecessore.
Mentre re Leonida e i 300 valorosi spartiati marciano verso le Termopili, la Grecia è nel caos: le grandi città-stato non riescono a creare un'alleanza in grado di contrastare l'avanzata delle truppe persiane; il condottiero ateniese Temistocle (Sullivan Stapleton, il Craig del bellissimo "Animal Kingdom") decide di guidare la propria flotta contro le navi persiane; in pochi però sanno che fu proprio lui, dieci anni prima, a causare la guerra: durante la battaglia di Maratona, Temistocle uccise il re persiano Dario (Igal Naor), scatenando le ire del giovane Serse (Rodrigo Santoro) e sopratutto di Artemisia (Eva Green), bellissima generalessa a capo della flotta, la quale decise già da allora di vendicare la morte del padre adottivo trasformando il suo erede in una divinità, per spronarlo alla conquista dell'Ellade.
Cambiano i luoghi (la costa dell'Egeo al posto delle Termopili) e i protagonisti (Temistocle ed Artemisia al posto di Leonida e Serse), ma la struttura narrativa e contenutistica è la medesima del film precedente: un faccia a faccia tra due eserciti dagli ideali opposti ed inconciliabili e lo scontro tra due condottieri carismatici; tuttavia, la sceneggiatura di Snyder e Johnstad ha del miracoloso, se si tiene conto del lavoro svolto in precedenza; la narrazione è stratificata, sopratutto nella prima parte; più che un sequel, "L'Alba di un Impero" è una sorta di "altra faccia" di "300", ambientato prima, durante e dopo l'impresa alle Termopili; vengono così aggiunti nuovi dettagli alla mitologia e, sopratutto, il sacrificio dei 300 guerrieri viene riletto in chiave meno eroica e ammantato di egoismo: Leonida non è più il capo coraggioso e saggio, ma un guerriero ai limiti del vanesio, che preferisce morire in cerca della gloria personale piuttosto che unirsi agli altri condottieri per contrastare il nemico comune.In quest'ottica, Temistocle diviene il vero "eroe": un uomo pronto al sacrificio personale non per il bene della signola Atene, bensì per la libertà di tutta la Grecia, ivi compresi i suoi vecchi nemici, gli Spartiati; un eroe non privo di macchie: fu il suo gesto temerario di dieci anni prima a scatenare la vendetta di Artemisia, sorta di "peccato originale" che ora deve scontare, e il sacrificio dei molti uomini per la propria idea di libertà (la democrazia) viene spogliato dalla classica retorica "bene vs. male", arrivando persino a questionare l'effettiva giustizia del massacro, infrangendo quella retorica che costò al primo "300" le forti accuse di nazismo.
Manicheismo che viene evitato anche nella caraterizzazione dei Persiani; gli invasori vengono, si, descritti come schiavisti assolutisti, ma la loro smania di conquista viene resa più plausibile; in primis, rileggendo la mitica vittoria greca a Maratona come un atto di codardia, poichè avutasi grazie alla scarsa preparazione dell'esercito persiano, per la prima volta posto sotto una luce ai limiti del benigno; sopratutto, non sono taciute le barbarie che gli stessi Greci compivano ai danni dei loro simili: il personaggio di Artemisia, infatti, lungi dall'essere un comune villain "tagliato con l'accetta", è una donna in cerca di vendetta per le violenze subite in patria da bambina; una donna che, persa la fede nella cultura delle sue origini, abbraccia lo stile di vita persiano e diviene una vera e propria macchina di morte al servizio di re Dario, per poi divenire il "deus ex-machina" di Serse; una donna, di fatto, solo nell'aspetto, poichè nella caratterizzazione ella è un guerriero temibile anche più dei suoi omologhi maschi; e la bellissima Eva Green riesce a donare al personaggio una carica sensuale e selvaggia che buca lo schermo in ogni inquadratura. Il manicheismo viene quindi abbandonato anche nella classica opposizione "fantasy" tra uomo-guerriero e donna-manipolatrice; tant'è che persino il personaggio di Gorgo viene promosso a condottiero spartiato nell'epilogo.
Giova alla pellicola (in parte) anche il cambio di regia, dovuto agli impegni di Snyder con la post-produzione de "L'Uomo d'Acciaio" (2013); Munro riprende lo stile tamarro ed estetizzante del primo film, ralenty a tonnellate compresi, ma riesce nel miracolo di non far scadere il tutto in uno sfoggio di muscoli machista e compiaciuto; la componente fantasy viene eliminata quasi del tutto: niente più generali dalle fattezze grottesche o guerrieri invincibili simili ad ogre, tutti i personaggi, per quanto "disumanizzati", questa volta sono tutti rigorosamente umani.
Lasciandosi alle spalle la tradizione del cinecomic, Munro si rifà alla matrice pittorica neoclassica già alla base delle tavole originali di Miller, colorandole con una bella fotografia digitale e creando inquadrature sapienti, sia nell'uso dei movimenti fisici e postprodotti che nell'uso della camera a mano; il polso del regista, però, talvolta vacilla, sia nell'abuso degli effetti in moviola, che in quello degli effetti splatter, decuplicati rispetto al film precedente: il sangue scorre a fiumi, sparato dritto in faccia allo spettatore; sopratutto, Munro filma una delle scene di peggior gusto della storia del cinema: il bacio tra Eva Green ed una testa mozzata! Ancora peggio, l'incontro notturno tra la bella generalessa persiana e il comandante ateniese viene coreografato come un combattimento, generando una forte ironia involontaria.
Eppue, il regista riesce a stupire: mantiene sempre la carica superomisitca di personaggi e situazioni al di sotto del livello di guardia, riesce talvolta a creare un'ottima tensone (lo schianto sugli scogli) e a non scadere nell'apologia fine a sè stessa, troncando la narrazione prima dell'inevitabile trionfo dei buoni; sopratutto, esprime un ottimo gusto per la coerografia dei combattimenti, fondando la fisicità scultorea degli attori con la plasticità ricercatissima dei movimenti, riuscendo persino a non rendere ridicolo (almeno stavolta) lo scontro finale tra i due protagonisti, nel quale emerge persino una forte empatia per la loro stramba storia di non-amore.
Più risucito del suo predecessore e sempre spettacolare, "L'Alba di un Impero" farà sicuramente la gioia dei fans dei muscolosi eroi lacedemoni di Snyder e company; e per una volta, persino lo spettatore un attimo più esigente non potrà lamentarsi dello spettacolo; l'importante è comprendere come questa sorta di "epica moderna" sia una rilettura "fantasiosa" e brutale del passato, piuttosto che una sua celebrazione.
sabato 8 marzo 2014
giovedì 6 marzo 2014
Stripes- Un Plotone di Svitati
Stripes
di Ivan Reitman.
con: Bill Murray, Harold Ramis, Warren Oates, John Candy, Sean Young, P.J. Soles, John Laroquette, Judge Reinhold.
Commedia/Demenziale
Usa (1981)
Una scomparsa improvvisa ed inattesa, quella di Harold Ramis; un lutto che ha colpito non solo il mondo dello showbiz hollywoodiano, ma anche e forse sopratutto la comunità di fans di internet, i quali per una volta hanno dimostrato una sensibilità forte verso un autore artefice, si, di uno dei cult più amati e citati di sempre, ma non troppo attivo negli ultimi anni; inattività in parte forzata, dovuta all'incedere della malattia, che ha lasciato la sua carriera chiusa, purtroppo, da "Anno Uno" (2009), commedia tutt'altro che memorabile nonostante la presenza di un ottimo Jack Black; flop che, fortunatamente, non attenua la fulgidità dei passati lavori di Ramis, il quale, oltre ad aver lanciato la carriera di John Belushi con l'imprescindibile "Animal House" (1978) e co-sceneggiato il mitico "Ghostbusters- Acchiappafantasmi" (1984), ha anche diretto due delle commedie più importanti degli ultimi anni: "Ricomincio da Capo" (1993), variazione del classico di Frank Capra "La Vita è Meravigliosa" (1946) immerso in un contesto ai limiti del fantascientifico, e "Terapia e Pallottole" (1999), satira del gangster movie e dell'ossessione per la psicanalisi che ha fatto da apripista per il capolavoro televisivo "The Sopranos".
Originario dell'Illinois, Ramis comincia la sua carriera nei primi anni '70 come sceneggiatore televisivo e radiofonico, per poi fondare il gruppo dei National Lampoons, sotto la cui etichetta verranno prodotti riviste satiriche, show televisivi e pellicole cinematografiche; fautore di un umorismo sarcastico, perennemente ai confini della demenzialità pura, Ramis viene risucchiato, alla fine degli anni '70, in quella immensa fucina di talenti che è il Saturday Night Live, dove affina le sue capacità di autore scrivendo testi per mostri sacri della commedia americana quali John Belushi, Dan Aykroyd, Steve Martin e Cheavy Chase, ma anche per l'amico Bill Murray, con il quale inizierà fin da subito un fortunato sodalizio artistico che lo vede impegnato anche come attore.
L'esordio di Ramis al cinema è un vero e proprio "battesimo del fuoco", il quale gli spalancherà le porte di Hollywood: la sceneggiatura di "Animal House" (1978), cult mitologico e pellicola fondativa dell'intero filone demenziale ad ambientazione scolastica, del quale il grande autore crea le basi; "Animal House" avvicina Ramis anche al produttore Ivan Reitman, all'epoca reduce dal sodalizio con David Cronenberg, il quale gli permette di continuare la sua carriera come sceneggiatore cinematografico ed esordire anche come attore del Grande Schermo; la loro prima collaborazione è "Stripes- Un Plotone di Svitati" (1981), commedia che sbeffeggia l'istituzione americana per antonomasia, ossia l'esercito, e costituisce una sorta di prova generale per il successivo, cultissimo, "Ghostbusters- Acchiappafantasmi" (1984) e che merita quindi di essere riscoperta.
John Winger (Bill Murray) e Russell Zieskey (Harold Ramis) sono due spiantati senza prospettive; dopo una serie di sfortunati eventi, che portano John a lasciare l'odiato lavoro da tassista e a venire piantato dalla ragazza, i due decidono di arruolarsi nell'esercito per dare una svolta alla propria vita. Arrivati al campo base per l'addestramento, vengono accolti dal ferreo sergente Hulka (Warren Oates, in uno dei suoi ultimi ruoli) e dall'esaltato comandante Stillman (John Laroquette), ed incontrano tutta una serie di veri e propri "casi umani" con i quali saranno protagonisti di una serie di peripezie sempre più demenziali.
E' il 1981: Ronald Reagan è appena diventato il nuovo presidente degli Stati Uniti e la moda dei "machos" sta per esplodere; Reitman, Murray e Ramis hanno però i piedi ancora saldamente piantati nel decennio precedente e decidono di sbeffeggiare il militarismo smontandone ogni luogo comune ed infarcendolo con personaggi caricaturali ed irresistibili; John e Russell non sono degli idealisti, non appartengono ai movimenti controculturali che in quegli anni stavano agonizzando, nè da essi sono fuoriusciti; sono, come il resto del "plotone di svitati", la perfetta rappresentazione dell'americano medio: non troppo intelligente, svogliato e con il chiodo fisso del sesso, che qui diviene un vero e proprio tormentone; entrano nell'esercito per puro opportunismo e per evitare di morire di fame, proprio come faranno qualche anno dopo le loro controparti in "Ghostbusters".
La ferrea disciplina militare viene distrutta con un'ironia leggera, di stampo sarcastico, con il quale i luoghi comuni vengono messi alla berlina; si parte dalla "sveglia alle 500!" controbattuta da un "Signore, secondo me questo plotone riuscirebbe a correre le 5 miglia mattutine se solo riposasse un pò di più, signore!"; i battibecchi tra lo scanzonato Winger e il veterano Hulka sono il terreno di scontro tra due visioni antitetiche della vita: la vecchia guardia para-repubblicana contro il giovane buono e nulla e fiero di esserlo; e gli altri svitati sono un vero e proprio campionario dell'idiozia dell'American Way: Francis "Psycho", esaltato dalla violenza, il soldato Cruiser, il cui volto "da scemo" è l'incarnazione dell'intrinseca demenza del soldato, Ox, che entra nell'esercito per dimagrire (!) e lo stesso Ziesky, che in una scena da antologia confessa le sue simpatie pacifiste dinanzi a tutto il plotone.
Se i soldati "semplici" sono dei comuni "burini", gli ufficiali rappresentano, a loro volta, la mediocrità americana elevata a sistema; oltre l'inossidabile Hulka (nome omen), ancora più graffiante è figura del vecchio generale, che nel vedere il plotone di buoni a nulla mettere in scena una (scompisciante) pantomima, si convince della loro immensa abilità e affida loro l'incarico di sorvegliare la nuova arma segreta americana: un camper corazzato e armato per la guerra!
La stoccata più feroce alla intrinseca idiozia dell'esercito avviene tramite il personaggio di Stillman; ufficiale borioso ed ambizioso, riesce ad essere persino più demente dei due protagonisti; da antologia la scena in cui spia nelle docce del reparto femminile e si eccita guardando la torsione dei loro muscoli, piuttosto che le grazie esposte.
Il lavoro sulla comicità svolto da Ramis e dagli altri due sceneggiatori è a dir poco scintillante; ogni gag viene costruita sulla fisicità degli attori, in particolare di Murray e John Candy, come il duetto nel Pon Pon Club, o su Warren Oates, in uno dei suoi pochi ruoli brillanti; la scrittura, come in "Animal House" e "Ghostbusters" è una vera e propria escalation che accumula situazioni demenziali e che culmina in un climax catastrofico, che qui ha la forma dell'improbabilissimo salvataggio in Cecoslovacchia del camper da guerra, con Murray, Ramis e le soldatesse Sean Young e P.J. Soles nei panni degli eroi, la cui cialtronaggine è a dir poco amabile.
Meglio del climax, c'è solo l'epilogo con i finti giornali, nel quale i personaggi più svitati vengono eletti a vere e proprie icone della cultura popolare americana, mentre l'odioso Stillman viene esiliato al Polo, come minacciava di fare ad un suo sottoposto.
Lo spirito dissacrante e graffiante di "Stripes" non è certo lo stesso del capolavoro di Robert Altman "M.A.S.H" (1970) e non può contare sui valori produttivi o sulla geniale scrittura di "Ghostbusters"; senza contare che la regia di Reitman appare talvolta acerba ed incerta; tuttavia, la disanima sulla stupidità dell'americano medio e sull'idiozia dell'esercito intessuta da Ramis e co. è lo stesso riuscita e, sopratutto, divertente, anche grazie all'ottimo cast. "Stripes" è quindi una pellicola degna di essere vista, rivista e amata per apprezzare ancora maggiormente un talento mai troppo lodato.
di Ivan Reitman.
con: Bill Murray, Harold Ramis, Warren Oates, John Candy, Sean Young, P.J. Soles, John Laroquette, Judge Reinhold.
Commedia/Demenziale
Usa (1981)
Una scomparsa improvvisa ed inattesa, quella di Harold Ramis; un lutto che ha colpito non solo il mondo dello showbiz hollywoodiano, ma anche e forse sopratutto la comunità di fans di internet, i quali per una volta hanno dimostrato una sensibilità forte verso un autore artefice, si, di uno dei cult più amati e citati di sempre, ma non troppo attivo negli ultimi anni; inattività in parte forzata, dovuta all'incedere della malattia, che ha lasciato la sua carriera chiusa, purtroppo, da "Anno Uno" (2009), commedia tutt'altro che memorabile nonostante la presenza di un ottimo Jack Black; flop che, fortunatamente, non attenua la fulgidità dei passati lavori di Ramis, il quale, oltre ad aver lanciato la carriera di John Belushi con l'imprescindibile "Animal House" (1978) e co-sceneggiato il mitico "Ghostbusters- Acchiappafantasmi" (1984), ha anche diretto due delle commedie più importanti degli ultimi anni: "Ricomincio da Capo" (1993), variazione del classico di Frank Capra "La Vita è Meravigliosa" (1946) immerso in un contesto ai limiti del fantascientifico, e "Terapia e Pallottole" (1999), satira del gangster movie e dell'ossessione per la psicanalisi che ha fatto da apripista per il capolavoro televisivo "The Sopranos".
Originario dell'Illinois, Ramis comincia la sua carriera nei primi anni '70 come sceneggiatore televisivo e radiofonico, per poi fondare il gruppo dei National Lampoons, sotto la cui etichetta verranno prodotti riviste satiriche, show televisivi e pellicole cinematografiche; fautore di un umorismo sarcastico, perennemente ai confini della demenzialità pura, Ramis viene risucchiato, alla fine degli anni '70, in quella immensa fucina di talenti che è il Saturday Night Live, dove affina le sue capacità di autore scrivendo testi per mostri sacri della commedia americana quali John Belushi, Dan Aykroyd, Steve Martin e Cheavy Chase, ma anche per l'amico Bill Murray, con il quale inizierà fin da subito un fortunato sodalizio artistico che lo vede impegnato anche come attore.
L'esordio di Ramis al cinema è un vero e proprio "battesimo del fuoco", il quale gli spalancherà le porte di Hollywood: la sceneggiatura di "Animal House" (1978), cult mitologico e pellicola fondativa dell'intero filone demenziale ad ambientazione scolastica, del quale il grande autore crea le basi; "Animal House" avvicina Ramis anche al produttore Ivan Reitman, all'epoca reduce dal sodalizio con David Cronenberg, il quale gli permette di continuare la sua carriera come sceneggiatore cinematografico ed esordire anche come attore del Grande Schermo; la loro prima collaborazione è "Stripes- Un Plotone di Svitati" (1981), commedia che sbeffeggia l'istituzione americana per antonomasia, ossia l'esercito, e costituisce una sorta di prova generale per il successivo, cultissimo, "Ghostbusters- Acchiappafantasmi" (1984) e che merita quindi di essere riscoperta.
John Winger (Bill Murray) e Russell Zieskey (Harold Ramis) sono due spiantati senza prospettive; dopo una serie di sfortunati eventi, che portano John a lasciare l'odiato lavoro da tassista e a venire piantato dalla ragazza, i due decidono di arruolarsi nell'esercito per dare una svolta alla propria vita. Arrivati al campo base per l'addestramento, vengono accolti dal ferreo sergente Hulka (Warren Oates, in uno dei suoi ultimi ruoli) e dall'esaltato comandante Stillman (John Laroquette), ed incontrano tutta una serie di veri e propri "casi umani" con i quali saranno protagonisti di una serie di peripezie sempre più demenziali.
E' il 1981: Ronald Reagan è appena diventato il nuovo presidente degli Stati Uniti e la moda dei "machos" sta per esplodere; Reitman, Murray e Ramis hanno però i piedi ancora saldamente piantati nel decennio precedente e decidono di sbeffeggiare il militarismo smontandone ogni luogo comune ed infarcendolo con personaggi caricaturali ed irresistibili; John e Russell non sono degli idealisti, non appartengono ai movimenti controculturali che in quegli anni stavano agonizzando, nè da essi sono fuoriusciti; sono, come il resto del "plotone di svitati", la perfetta rappresentazione dell'americano medio: non troppo intelligente, svogliato e con il chiodo fisso del sesso, che qui diviene un vero e proprio tormentone; entrano nell'esercito per puro opportunismo e per evitare di morire di fame, proprio come faranno qualche anno dopo le loro controparti in "Ghostbusters".
La ferrea disciplina militare viene distrutta con un'ironia leggera, di stampo sarcastico, con il quale i luoghi comuni vengono messi alla berlina; si parte dalla "sveglia alle 500!" controbattuta da un "Signore, secondo me questo plotone riuscirebbe a correre le 5 miglia mattutine se solo riposasse un pò di più, signore!"; i battibecchi tra lo scanzonato Winger e il veterano Hulka sono il terreno di scontro tra due visioni antitetiche della vita: la vecchia guardia para-repubblicana contro il giovane buono e nulla e fiero di esserlo; e gli altri svitati sono un vero e proprio campionario dell'idiozia dell'American Way: Francis "Psycho", esaltato dalla violenza, il soldato Cruiser, il cui volto "da scemo" è l'incarnazione dell'intrinseca demenza del soldato, Ox, che entra nell'esercito per dimagrire (!) e lo stesso Ziesky, che in una scena da antologia confessa le sue simpatie pacifiste dinanzi a tutto il plotone.
Se i soldati "semplici" sono dei comuni "burini", gli ufficiali rappresentano, a loro volta, la mediocrità americana elevata a sistema; oltre l'inossidabile Hulka (nome omen), ancora più graffiante è figura del vecchio generale, che nel vedere il plotone di buoni a nulla mettere in scena una (scompisciante) pantomima, si convince della loro immensa abilità e affida loro l'incarico di sorvegliare la nuova arma segreta americana: un camper corazzato e armato per la guerra!
La stoccata più feroce alla intrinseca idiozia dell'esercito avviene tramite il personaggio di Stillman; ufficiale borioso ed ambizioso, riesce ad essere persino più demente dei due protagonisti; da antologia la scena in cui spia nelle docce del reparto femminile e si eccita guardando la torsione dei loro muscoli, piuttosto che le grazie esposte.
Il lavoro sulla comicità svolto da Ramis e dagli altri due sceneggiatori è a dir poco scintillante; ogni gag viene costruita sulla fisicità degli attori, in particolare di Murray e John Candy, come il duetto nel Pon Pon Club, o su Warren Oates, in uno dei suoi pochi ruoli brillanti; la scrittura, come in "Animal House" e "Ghostbusters" è una vera e propria escalation che accumula situazioni demenziali e che culmina in un climax catastrofico, che qui ha la forma dell'improbabilissimo salvataggio in Cecoslovacchia del camper da guerra, con Murray, Ramis e le soldatesse Sean Young e P.J. Soles nei panni degli eroi, la cui cialtronaggine è a dir poco amabile.
Meglio del climax, c'è solo l'epilogo con i finti giornali, nel quale i personaggi più svitati vengono eletti a vere e proprie icone della cultura popolare americana, mentre l'odioso Stillman viene esiliato al Polo, come minacciava di fare ad un suo sottoposto.
Lo spirito dissacrante e graffiante di "Stripes" non è certo lo stesso del capolavoro di Robert Altman "M.A.S.H" (1970) e non può contare sui valori produttivi o sulla geniale scrittura di "Ghostbusters"; senza contare che la regia di Reitman appare talvolta acerba ed incerta; tuttavia, la disanima sulla stupidità dell'americano medio e sull'idiozia dell'esercito intessuta da Ramis e co. è lo stesso riuscita e, sopratutto, divertente, anche grazie all'ottimo cast. "Stripes" è quindi una pellicola degna di essere vista, rivista e amata per apprezzare ancora maggiormente un talento mai troppo lodato.
EXTRA
Splendidi artwork in omaggio alla memoria:
lunedì 3 marzo 2014
Viva le Mardì Gras!
Matredì Grasso! Viva il Carnevale! Viva i costumi e i coriandoli! Abbasso la tristezza! Allegria!
E qual'è il miglior modo per onorare cinematograficamente la ricorrenza? Semplice: fare il punto sul "genere" che ha da sempre portato la risata sul nastro al nitrato d'argento: la commedia; in particolare la commedia all'italiana, che con il suo mix di umorismo dissacratorio e cattiveria acida è la perfetta rappresentazione dello spirito carnevalesco al cinema; tuttavia, ed è inutile negarlo, sulla commedia all'italiana sono stati scritti fior fiori di saggi e speciali, istituite retrospettive ed inaugurate mostre in lungo ed in largo; meglio allora concentrarsi sull' "erede" della commedia all'italiana... anch' essa nota come "commedia all'italiana", ossia il cinepanettone; nello specifico: i film del duo Boldi-De Sica jr., a prescindere dal fatto che siano usciti in inverno o in estate, quindi un pò tutte quelle commedia sguaiate che piacciono tanto al grande pubblico (e che per comodità da ora in poi indicheremo genericamente proprio con il termine "cinepanettone"); è vero, anche su questo strano ed osceno fenomeno sono stati scritti fior fiori di saggi, ma, si sa, è sempre meglio cercare di aggiungere qualcosa e specificare aspetti del fenomeno che magari non tutti hanno saputo cogliere.
Malauguratamente, come molti di voi avranno notato leggendo i miei post, non posseggo quel "sense of humor" necessario per trattare adeguatamente l'argomento; mi manca, in pratica, quella vis comica in grado di rendere un vero omaggio allo spirito del Carnevale; per la prima volta mi vedo dunque costretto a cedere la tastiera ad un secondo redattore (riservandomi però il "diritto di firma" sull'articolo), un mio carissimo amico, che ho conosciuto qualche anno fa mentre vagavo in preda ai fumi del peyote ai confini del Messico; uno "strano essere" che molti di voi ricorderanno come "maschera" nei classici horror di Rob Zombie: ecco a voi Capitan Spaulding!
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| Ciao bambini! |
Buongiorno a tutti; mi presento: mi chiamo Capitan Spaulding; no, non è un nome d'arte e nemmeno un soprannome; è che sono un trovatello, o come si dice da noi, a El Paso, un figlio bastardo (ma parecchio); fui ritrovato di fronte alla stazione di polizia dallo sceriffo Rooster Wayne e suo fratello Dude quando ero ancora neonato; dentro una sacca sportiva da cui presi il nome; lo so che la marca è scritta diversamente, ma papà Wayne, pace all'anima sua, era ignorante come una capra ritardata; il mio nome di battesimo invece mi è stato dato dallo zio: Capitan come Capitan America o Capitan Tutteame, come lo chiamavano da bambino.
Ho partecipato come protagonista a due film di Zombie perchè... così, mi andava. E perchè somiglio a Sid Haig ma costo meno; e sono più giovane: ho 23 anni.
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| Papà e Zio in un'istantanea d'epoca |
Ho partecipato come protagonista a due film di Zombie perchè... così, mi andava. E perchè somiglio a Sid Haig ma costo meno; e sono più giovane: ho 23 anni.
Come dite? ne dimostro il quadruplo? Provateci voi a crescere nel buco del culo del Texas a suon di torillas piccanti e calci in culo e poi vediamo!
Ho conosciuto il vostro rettiliano preferito (che poi perchè usi un nickname quando firma tutti gli articoli con nome e cognome è un mistero che manco X-Files sotto acidi) durante una gita al confine con il Messico: l'ho trovato mentre predicava la parola di Dio ai coyotes in preda ad un delirio di onnipotenza; diceva di chiamarsi Muad' Dib e di venire dal pianeta Dune... secondo me era strafatto di peyote come un rinoceronte, ma vallo a sapè.
Ho conosciuto il vostro rettiliano preferito (che poi perchè usi un nickname quando firma tutti gli articoli con nome e cognome è un mistero che manco X-Files sotto acidi) durante una gita al confine con il Messico: l'ho trovato mentre predicava la parola di Dio ai coyotes in preda ad un delirio di onnipotenza; diceva di chiamarsi Muad' Dib e di venire dal pianeta Dune... secondo me era strafatto di peyote come un rinoceronte, ma vallo a sapè.
Dulcis in fundo: scrivo in italiano perchè vivo in Italia da due anni; il crotalo mi ha adottato legalmente come suo cane figlio illegittimo schiavo aiutante, alla faccia della legge Bossi-Fini sull' immigrazione, toh!
Mi trovo qui a parlare della commeddiaccia all'italiana degli anni '80 in giù perchè.... boh! Al capo serviva qualcuno con il senso dell'umorismo in grado di fare un resoconto del cinepanettone, io non avevo un tubo da fare. L'articolo lo firma lui perchè èuno sporco negriero sfruttatore e bastardo uno strenue sostenitore della politica degli autori; su richiesta dello stronzo del capo, strutturerò la mia disanima (si, sta strana parola me l'ha suggerita lui) come una serie di argomenti e situazioni che bene o male si trovano in tutti i cinepanettoni dal 1983 ad oggi; e se non si trovano proprio in tutti, pace, almeno c'ho provato.
Che dire: buona lettura... e se vi viene da vomitare, tranquilli: E' NORMALE.
COS'E'?
Si deve per forza partire da qui, ossia dal capire come e perché tutti i cinepanettoni (tranne forse gli ultimissimi) siano infestati da parolacce, bestemmie, imprecazioni ed incrostate dai peggiori dialetti che l'idioma italiano abbia partorito negli ottocento anni della sua esistenza.
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| Il capo dopo un'abbondante scorpacciata di nutella |
Mi trovo qui a parlare della commeddiaccia all'italiana degli anni '80 in giù perchè.... boh! Al capo serviva qualcuno con il senso dell'umorismo in grado di fare un resoconto del cinepanettone, io non avevo un tubo da fare. L'articolo lo firma lui perchè è
Che dire: buona lettura... e se vi viene da vomitare, tranquilli: E' NORMALE.
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| Locandina d'epoca gentilmente concessa dal Museo d'Arte Moderna di Tromaville |
LA VOLGARITA' COME ESPRESSIONE DELLA VERAMENTE VERA SOCIETA' ITALIANA
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| No, non questo tipo di volgarità, ma quella verbale, sciocchini! |
COS'E'?
Si deve per forza partire da qui, ossia dal capire come e perché tutti i cinepanettoni (tranne forse gli ultimissimi) siano infestati da parolacce, bestemmie, imprecazioni ed incrostate dai peggiori dialetti che l'idioma italiano abbia partorito negli ottocento anni della sua esistenza.
Chilometri di "cazzo", autostrade di "vaffanculo", foreste di "figa!" si intrecciano con le più sobrie esclamazione quali "libidine!" e "m'hai scassat' a' uallera!"; la lingua del cinepanettone è la lingua della strada, quella delle borgate romane, dei viali di Milàn! ma anche delle viuzze di Napule; il luogo di vacanza è una Babilonia cacofonetica in cui questi dialetti e parolacce si incontrano creando una Nuova Lingua, antesignana del linguaggio che Tarantino conierà circa dieci anni dopo il primo, storico "Vacanze di Natale" all'interno della lingua inglese; per la prima volta i personaggi parlano come il pubblico, che idealmente potrebbe controbattere ad ogni "Ma li mortacci tua!" con un "Ma vai a morire ammazzato!", in un ideale gioco di riflessi tra spettatore e spettacolo degni del miglior cinema di Brian De Palma.
Non bisogna poi sottovalutare l'immane portata sociale che la volgarità introduce all'interno del cinema; ricchi o poveri, belli o brutti, buoni o cattivi, nel cinepanettone alla fine imprecano tutti; la parolaccia è la livella sociale definitiva, che mette sullo stesso piano sia il ricco imprenditore lumbard che il povero vacanziero barese in git' con la femiglia.
NON VI CONVINCE?
Tranquilli, è perchè si tratta di volgarità pura e semplice.
Non bisogna poi sottovalutare l'immane portata sociale che la volgarità introduce all'interno del cinema; ricchi o poveri, belli o brutti, buoni o cattivi, nel cinepanettone alla fine imprecano tutti; la parolaccia è la livella sociale definitiva, che mette sullo stesso piano sia il ricco imprenditore lumbard che il povero vacanziero barese in git' con la femiglia.
NON VI CONVINCE?
Tranquilli, è perchè si tratta di volgarità pura e semplice.
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| "Uè, ma in che sfaccim' d'albergo della minchia c'hanno portato?" |
LO STALLONE ITALIANO CONQUERS THE WORLD!
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| "Aò, ma m'hai visto? Sò mejo de George Clooney!" "Si, credici." |
COS'E'?
Ovunque vada, dovunque si fermi, a qualsiasi latitudine e a prescindere dalle condizioni climatiche e dall'età, il maschio italiano cinepanettonico tromba; sempre, almeno due gnocche esotiche indigene, possibilmente una lolita ed una milf; e questo a prescindere dal gado di attrattività che il maschio esercita sulle donne; Boldi, De Sica jr., Jerry Calà, Abatantuono, Ezio Greggio e company non sono di certo George Clooney, Ryan Gosling o Michael Fassbender, eppure riescono sempre a fare breccia tra le mutande della figacciona di turno; questo perchè loro hanno un "qualcosa in più" che i più grandi sex symbol della storia possono solo sognarsi: sono italiani ed arrapati; e si sa, le donne straniere sono tutte di facili costumi e pronte a cadere sul basso ventre tra le braccia dell'italiota medio ad un suo solo schiocco di dita.
Nell'atto della sottomissione della donna straniera, l'italiano riacquista quella dignità che solitamente gli viene negata; sfruttato dagli altri europei, deriso dagli americani, l'italiano si vendica nel migliore dei modi: con la sua soverchiante superiorità sessuale che infligge a tutte le donne, straniere e italiane che siano, a prescindere da etnia, lingua (eh!), stato coniugale, età (se minorenne o lo sembra è pure meglio) e religione.
Va infine notato un particolare inquietante: ovunque vada, l'italiano medio non ha bisogno di parlare la lingua del posto, perchè tutti i suoi abitanti comprendono e parlano correttamente la lingua italiana; che si siano preparati per la sua venuta? Che idolatrino lo stallone italico come una sorta di dio della feritlità? Mistero.....
NON VI CONVINCE?
E' normale: sono tutte stronzate.
COS'E'?
Inutile girarci attorno o far finta di nulla: fin dalle sue origini con Vacanze di Natale nel 1983 il cinepanettone è ed è rimasto misogino.
NON VI CONVINCE?
E' normale: sono tutte stronzate.
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| "Ovvia, ma quali stronzate? Unn l'hai notato il mio accehante harisma?" |
MISOGINIA, OVVERO: "NON SONO IO, DONNA, AD ESSERE STRONZA, SEI TU, UOMO, CHE SEI MASCHIO!"
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"Leggi leggi, tanto non servi a un cazzo!" |
COS'E'?
Inutile girarci attorno o far finta di nulla: fin dalle sue origini con Vacanze di Natale nel 1983 il cinepanettone è ed è rimasto misogino.
Che sia moglie, figlia, amante, amica, conoscente o passante, la donna del cinepanettone è sempre malvagia e ignobile.
Trama di nascosto per detronizzare l'uomo dal suo naturale e giustissimo status di capobranco instillando gelosie, resiste per un ora e mezza alle dichiarazioni d'amore, sincere e sentite, dell'uomo innamorato, usa le sue grazie ignobilmente per sedurre e poi abbandonare il malcapitato di turno, cerca di sabotare ogni ambizione del maschio-figlio o del maschio-marito. E da che mondo è mondo, la donna ha sempre cercato ingiustamente di limitare l'istinto di conquista dell'uomo, prima imprigionandolo nella monogamia, poi creando concetti astrusi e dannosi come il pacifismo ed il suffragio universale.
Nella dimensione del cinepanettone, per fortuna, per quanto ci provi la donna alla fine perde sempre: l'uomo cornifica, distrugge, conquista tutto e tutti a discapito della sua moglie/compagna/amante/amica/sorella/madre/nonna/cugina/conoscente/edicolante; l'uomo deve scrollarsi di dosso le catene della vagina e riaffermare la propria superiorità di maschio con la forza del suo fallo!
NON VI CONVINCE?
Meno male: vuol dire che a differenza degli sceneggiatori dei cinepanettoni, non siete dei luridi misogini!
COS'E'?
La donna, si sa, è stronza per natura, e nella sua infinita stronzaggine arriva perfino a negare i suoi lombi per la riproduzione.
NON VI CONVINCE?
Meno male: vuol dire che a differenza degli sceneggiatori dei cinepanettoni, non siete dei luridi misogini!
L'ALTRO LATO DELLA DONNA: TERRITORIO DI CONQUISTA!
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| 21st Century Ilios |
COS'E'?
La donna, si sa, è stronza per natura, e nella sua infinita stronzaggine arriva perfino a negare i suoi lombi per la riproduzione.
Spetta quindi al maschio combattere per far persistere la supremazia della razza umana sul pianeta; è il maschio italiano, in particolare, che con la sua esuberanza provvede alle mancanze ormoniche femminili saltando addosso a qualsiasi esemplare entri nel suo raggio d'azione; va specificato che queste sono sempre bellissime, a prescindere dall'età o dall'etnia; e per quanto tentino di resistere all'innegabile fascino del maschio latino peninsualare cinepanettonico (tipo Boldi, vero e proprio Marlon Brando milanese), alla fine cedono, ma solo per lussuria, a differenza del maschio che vede nell'atto sessuale l'affermazione della sua superiorità e, sopratutto, la continuazione della propria stirpe.
NON CONVINCE?
Vuol dire che avete ancora una concezione civile della donna.
NON CONVINCE?
Vuol dire che avete ancora una concezione civile della donna.
COS'E'?
Orde di Negher e Mao Mao si infiltrano come scarafaggi nel nostro Paese minacciando la purezza della sua razza!
Orde di Negher e Mao Mao si infiltrano come scarafaggi nel nostro Paese minacciando la purezza della sua razza!
E' obbligo dell'italiano distruggere ogni forma di stranierità, sia quando questa si trova sul suo territorio sia all'estero!
Gli stranieri in terra di Garibaldi devono essere perseguitati, umiliati ed uccisi; non sono come noi, sono più brutti e più stupidi; tranne quando sono americani: loro si che sono tutti belli, alti e dagli inconfondibili lineamenti ariani.
Quando invece è l'italiano a trovarsi in terra straniera, è suo dovere umiliare l'indigeno, far notare la barbarie dei costumi altrui e la loro intrinseca stupidità, facendo trionfare la propria indole tricolore!
NON VI CONVINCE?
Meno male: vuol dire che i vostri neuroni sono ancora funzionanti.
Gli stranieri in terra di Garibaldi devono essere perseguitati, umiliati ed uccisi; non sono come noi, sono più brutti e più stupidi; tranne quando sono americani: loro si che sono tutti belli, alti e dagli inconfondibili lineamenti ariani.
Quando invece è l'italiano a trovarsi in terra straniera, è suo dovere umiliare l'indigeno, far notare la barbarie dei costumi altrui e la loro intrinseca stupidità, facendo trionfare la propria indole tricolore!
NON VI CONVINCE?
Meno male: vuol dire che i vostri neuroni sono ancora funzionanti.
L'OMOSESSUALITA', OVVERO L'UNICA COSA PIU' PERICOLOSA DEI NEGHER
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| Manovra a tenaglia! |
COS'E'?
Perchè se Dio ha fatto piovere fuoco e zolfo su Sodoma un motivo c'è: i ricchioni.
La ricchioneria nel cinepanettone è una malattia infettiva che attecchisce però solo su personaggi che già di per sé sono sgradevoli; l'antipatia genera l'omosessualità e l'omosessuale insidia il maschio italico chiamato a ripopolare la Terra con i suoi geni di purissima razza; il maschio, però, resiste usando l'unica arma veramente efficace contro i culattoni: lo sfotto.
Gli omosessuali, ridicolizzati, sono così privati del loro intrinseco e pericolo potere perturbante: non c'è bisogno di ucciderli, basta sputarli in faccia.
Quando poi il gene dell'omosessualità si mischia con quello del negher, nasce una strana e ancora più pericolosa creatura:
Naturalmente vi è una forma di omosessualità che può essere tollerata, ossia quella tra colleghi, come sublimazione di un'amicizia pluridecennale:
NON VI CONVINCE?
Per fortuna: l'omofobia è la vera vergogna.
COS'E'?
Dagli esordi nel 1983 fino ai primi anni 2000, tutte le gnocche del cinepanottone, cinecocomero, cineuovodipasqua et similia erano bellezze en naturelle come Karina Huff, Megan Gale, Emanuela Folliero, Nancy Brilli, Isabella Ferrari in versione lolita o la santissima Ornella Muti (sempre sia lodata!).
Quando poi il gene dell'omosessualità si mischia con quello del negher, nasce una strana e ancora più pericolosa creatura:

Ossia: Satana!
Naturalmente vi è una forma di omosessualità che può essere tollerata, ossia quella tra colleghi, come sublimazione di un'amicizia pluridecennale:
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| Da "Vacanze di Natale '95", un fulgido esempio di "bestia a due schiene" |
NON VI CONVINCE?
Per fortuna: l'omofobia è la vera vergogna.
IL SILICONE: GLORIA E VITA ALLA NUOVA CARNE!
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| Altro che Caterina Murino, questa è la vera bellezza italiana! |
COS'E'?
Dagli esordi nel 1983 fino ai primi anni 2000, tutte le gnocche del cinepanottone, cinecocomero, cineuovodipasqua et similia erano bellezze en naturelle come Karina Huff, Megan Gale, Emanuela Folliero, Nancy Brilli, Isabella Ferrari in versione lolita o la santissima Ornella Muti (sempre sia lodata!).
Con l'incedere del nuovo millennio, però, cambiano i gusti e le gnocche divengono tutte rifatte, ritoccate, ripompate e riverniciate; è vero che tra le altre c'è stata stata anche la naturalissima Vanessa Hessler, ma non si può negare che il vero termine di paragone della bellezza degli ultimi anni sia la gommatissima Belen.
La venerazione della donna rifatta cela in realtà una verità più profonda; nell'unirsi con un essere perfezionato, l'italiano apre la via ad una nuova era di esseri migliori, più belli e sani della "vecchia umanità"; l'uso del bisturi per limare i difetti della natura è affermazione della superierità dell'essere umano, che si compie mediante la sua più grande invenzione: la chirurgia estetica, lo strumento con cui l'uomo corregge gli errori commessi da Dio.
NON VI CONVINCE?
Tranquilli: vuol dire che non siete ancora diventati degli stupidi post-umani ed avete ancora un ottimo senso estetico.
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"Ecchè? Non si può più nemmeno invertire la forza di gravità in santa pace?" |
CULO CAPUT MUNDI!
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| Centro d'interesse |
COS'E'?
Abbiamo appurato che il maschio italiano cinepanettonico è sessualmente incontrollabile; ma qual'è la parte fisica della donna che più stuzzica il suo apparato riproduttivo?
Semplice: il culo!
Il maschio dei cinepanettoni non è un mollaccione che si fa incantare dallo sguardo della donna o che si sofferma sulla grazia dei suoi lineamenti.
E non è neanche un altezzoso aristocratico che venera che curve pettorali degli esemplari femminili che gli si avvicinano.
Salvo quando questi non siano stati impiantati ad hoc, s'intende.
Il maschio preferisce il fondoschiena e lo venera come una divinità; la donna è nel suo lato B, unico vero strumento di piacere per il maschio.
L'ossessione per il sedere propria del maschio cinepanettonico ha anche una valenza freudiana ben precisa: l'uomo è rimasto fermo alla "fase anale", non si è evoluto oltre; ma questo non è male: egli ha così conservato la purezza delle origini e non si è lasciato insozzare da un'evoluzione che lo avrebbe privato della sua anima.
NON VI CONVINCE?
De gustibus, anche se ridurre una donna ad un culo che parla è degradante; e io personalmente preferisco le poppe.
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| L'Alba dell'Uomo |
NON VI CONVINCE?
De gustibus, anche se ridurre una donna ad un culo che parla è degradante; e io personalmente preferisco le poppe.
LIBRI AL ROGO, THE DAY AFTER
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| Altro che Andy Wharol! |
COS'E'?
Nell'universo del cinepanettone, la cultura è una vergogna.
Nell'universo del cinepanettone, la cultura è una vergogna.
Cioè è una vergogna ancora più vergognosa di quanto lo sia nel mondo reale; chè da questa parte dello schermo se dici di aver letto Bakunin o aver ascoltato Mozart ti mandano a fanculo, ma almeno sanno di chi stai parlando... il più delle volte.
Dall'altra parte, invece, non c'è traccia di cultura: monumenti a parte, ogni riferimento al passato o alle tradizioni del Paese in cui i nostri "eroi" si recano di volta in volta viene cancellato (quando non viene ridicolizzato, ovviamente).
Nel cinepanettone non esistono l'arte, la musica e nemmeno il cinema; l'uomo del cinepanettone conosce solo il calcio e la figa e anzicchè citare qualche autore, per fare il colto si esibisce in gare di rutti e scorregge.
E se per caso qualcuno dei personaggi secondari dimostra una qualche forma di preparazione nel campo del sapere, esso viene umiliato, distrutto nello spirito prima ancora che nel fisico... perchè dopo viene puntualmente picchiato.
Ma questo non è un male: privato delle sovrastrutture create ad hoc da una società polverosa e ampollosa, l'uomo è così libero di essere sé stesso, senza sentirsi in dovere di omaggiare tradizioni stantie, antiche, pesanti, barbose e inutili.
Ma questo non è un male: privato delle sovrastrutture create ad hoc da una società polverosa e ampollosa, l'uomo è così libero di essere sé stesso, senza sentirsi in dovere di omaggiare tradizioni stantie, antiche, pesanti, barbose e inutili.
Come direbbe Nietzsche: l'uomo è più uomo quando vomita e si arrapa, piuttosto che quando ammira un quadro o compone una sinfonia.
NON VI CONVINCE?
Nulla contro Nietzsche, contro il calcio, contro la cultura pop o contro i piaceri frivoli della vita, ma se per voi il massimo dell'esistenza è scorreggiare e guardare il culo di una bella figliola, allora fate un piace all'umanità: suicidatevi.
Nulla contro Nietzsche, contro il calcio, contro la cultura pop o contro i piaceri frivoli della vita, ma se per voi il massimo dell'esistenza è scorreggiare e guardare il culo di una bella figliola, allora fate un piace all'umanità: suicidatevi.
LA POLITICA, QUESTA SCONOSCIUTA
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| The Italian Peter Dinklage. Ok non c'entra un cazzo, ma ci sta sempre bene. |
COS'E'?
Nei cinepanettoni la politica non esiste: nessuno parla della situazione del paese, dell'economia, dell'organizzazione amministrativa.
Ma i politici esistono; questo cosa vuol dire?
Semplice: la politica in sé è sbagliata.
O meglio parlare di politica è sbagliato, bisogna lasciare queste cose fuori dalla commedia, non sporcarla con questioni seriose e ridere solo del costume.
Il politco- personaggio è invece il vostro amico: lui è buono, è nel giusto anche quando sbaglia ed è un esempio da seguire anche negli eccessi, come testimonia la comparsa di un certo personaggio in un famoso cinecocomero (ricordiamolo: versione estiva del cinepanettone, che uno all'anno era poco).
Il politco- personaggio è invece il vostro amico: lui è buono, è nel giusto anche quando sbaglia ed è un esempio da seguire anche negli eccessi, come testimonia la comparsa di un certo personaggio in un famoso cinecocomero (ricordiamolo: versione estiva del cinepanettone, che uno all'anno era poco).
Il politico è sempre nel giusto e lavora per voi, cittadini!
Quando l'onorevole Paolo Bonolis trapana Elena Santarelli, prostituta a sua insaputa, lo fa nell'interesse del Paese!
A macchiare d'infamia la politica non sono gli atteggiamenti lascivi di senatori e ministri, ma la cattiveria della magistratura invidiosa delo loro successo con le donne; ecco perchè il pubblico deve riscoprire la santità dei gesti dei suoi rappresentati mediante l'apologia.
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| Come Gesù in "Ben Hur", ma con il 999.999.999.999,999% di carisma in meno |
NON VI CONVINCE?
DEO GRATIAS!
Trent'anni e passa di manipolazioni dell'informazione non sono riusciti a farvi il lavaggio del cervello!
FUORI I VECCHI!
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| "Aò, che n'o diciamo che lo abbiamo fatto solo per soldi?" "Zitto, fa finta di niente!" |
COS'E'?
Una pratica non molto usata, ma che in passato funzionava.
Una pratica non molto usata, ma che in passato funzionava.
Prendete un volto noto del cienema italiano, quello vero, quello che ha fatto la storia della Settima Arte, meglio ancora se è un'icona popolare.
Piantatelo nel bel mezzo del film et vòilat!
Ecco apparire Alberto Sordi e Ornella Muti "Vacanze di Natale '91", oppure Danny DeVito in "Christmas in Love" (2004) (che anche se italiano al 100% non è, resta sempre un pezzo d'attore).
L'uso di attori della "vecchia guarda" ha uno scopo ben preciso: distruggere le vecchie glorie, infrangere il ricordo del passato che incrosta le menti dello spettatore per far rinasce la sua fantasia in modo più pulito.
Operazione che negli ultimi anni si è avuta anche con i rifacimenti dei classici del passato, come "Amici Miei- Come tutto ebbe inizio" (2011): ricreare le glorie del passato in uno spettacolo moderno, per consentire allo spettatore di forgiare una nuova fantasia e non restare attaccato al vecchio.
NON VI CONVINCE?
E' normale: è solo una questione di soldi.
COS'E'?
Semplice: l'edonismo.
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| "Mi raccomando: fate come se fosse antani per davvero!" |
NON VI CONVINCE?
E' normale: è solo una questione di soldi.
IO SONO CIO' CHE POSSEGGO!
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| "Crisi? Che crisi?" |
COS'E'?
Semplice: l'edonismo.
Fin dai suoi albori, il cinepanettone ha sempre avuto come protagonisti i ricchi, siano essi esponenti dell'alta borghesia settentrionale o i parveneu nel centro-sud.
La classe media della commediaccia è sempre immersa nel lusso, o quanto meno nel benessere; le mete turistiche sono sempre luoghi che il vero italiano medio può solo sognare: si parte nel '83 da Cortina d'Ampezzo e vi si ritorna nel 2011, ma nel frattempo si va anche a Miami, in Sud Africa, a Sharm, alle Bahamas, l'Havana e chi più ne ha più ne metta.
I personaggi non risentono del "tempo reale": a prescindere dall'epoca o dalle loro origini, hanno sempre i soldi per fare tutto; e il denaro, oltre che la fica, è il centro del loro mondo; tutto ruota intorno a patrimoni e ricchezze ostentate.
Ma il turbinio di gioielli, automobili, yachtes e abiti di lusso non è una mostra sfacciata della richezza, quanto un modo per spronare lo spettatore ad essere anche lui parte di quel jet-set; il cinepanettone lotta per l'eguaglianza sociale: tutti devono poter andare in vacanza all'estero almeno una volta l'anno!
Inoltre, la risata libera lo spettatore da ogni male: chiudendosi in un cinema per 90 minuti, lo spettatore si dimentica delle sue sventure perdendosi nel mare di abbondanza di personaggi che di sventure non ne conoscono.
Ma il turbinio di gioielli, automobili, yachtes e abiti di lusso non è una mostra sfacciata della richezza, quanto un modo per spronare lo spettatore ad essere anche lui parte di quel jet-set; il cinepanettone lotta per l'eguaglianza sociale: tutti devono poter andare in vacanza all'estero almeno una volta l'anno!
Inoltre, la risata libera lo spettatore da ogni male: chiudendosi in un cinema per 90 minuti, lo spettatore si dimentica delle sue sventure perdendosi nel mare di abbondanza di personaggi che di sventure non ne conoscono.
NON VI CONVINCE?
E' perchè avete ragione voi: i personaggi del cinepanettone vivono in un mondo immaginario, un mondo idealizzato, ma il cui ideale è rivoltante perchè basato sulla pura apparenza e sull'ostentazione del lusso.
E' perchè avete ragione voi: i personaggi del cinepanettone vivono in un mondo immaginario, un mondo idealizzato, ma il cui ideale è rivoltante perchè basato sulla pura apparenza e sull'ostentazione del lusso.
Perfetto immaginario degli anni '80 pompato da tre decenni di televisione berlusconiana; e se vi riconoscete in quei personaggi che fanno di tutto pur di apparire, allora siete davvero stati plagiati.
E se credete davvero che basti ignorare i problemi perchè spariscano e che l'intrattenimento non debba far riflettere, mi dispiace davvero per voi.
Ora potete alzarvi, aprire la finestra e fare un bel respiro, almeno fino a quando il vostro rettiloide non mi richiamerà in servizio per tartassarvi di nuovo.
Questa immersione nella commedia ha provato anche me.
Lo so, è difficile credere che tutti questi orrori siano presenti in così tanti film e che la cultura popolare italiana ne sia pregna come una spugna per pulire il sudicio; ma tranquilli, non è ancora troppo tardi: possiamo sempre smettere di guardare.
Provateci.... se ci riuscite sarete dei veri eroi, gli autentici salvatori della patria.
E se questa "disanima" vi ha per caso offesi o fatto sentire stupidi, mi raccomando ricordate:
Beginners
di Mike Mills.
con: Ewan McGregor, Christopher Plummer, Mélanie Laurent, Goran Visnjic, Kai Lennox, Mary Page Keller, Keegan Boos.
Drammatico
Usa (2010)
E' sempre difficile cercare di descrivere efficacemente stati d'animo complessi e sfaccettati come la tristezza senza scadere nel patetico o nel pretenzioso; da almeno quindici anni a questa parte, il cinema americano è però riuscito a creare uno stile sottrattivo in grado di dare perfetta forma ai sentimenti, basndo la messa in scena esclusivamente sugli attori; stile che sarebbe poi sfociato, più di recente, nel "mumblecore", al contempo croce e delizia di ogni autore americano di stampo o derivazione indipendente; quello che però manca alle pellicole mumblecore è proprio la fermezza della regia, la quale si dissolve del tutto sui primi piani degli interpreti, lasciati quasi sempre in balia dell'improvvisazione; nel 2010, nel bel mezzo dell'exploitation del mumblecore, Mike Mills, al suo secondo e per ora ultimo lungometraggio, porta in scena la parabola di un personaggio perso nei suoi sentimenti rinunciando apertamente alle istanze del filone e rifacendosi al cinema "moderno" europeo degli anni '60 e '70 (in particolare ai lavori di Rainer Werner Fassbinder); risultato: "Beginners" è una delle pellicole più riuscite ed interessanti del "piccolo cinema" a stelle e strisce del decennio scorso.
2003; sullo sfondo della presidenza Bush e della conseguente crisi di ideali che attraversa l'America, la vita del 38nne Oliver (Ewan McGregor) viene sconvolta da una serie di tragici eventi: il padre 76nne Hal (Christopher Plummer) dichiara apertamente la sua omossessualità, intraprende una nuova vita sentimentale con il giovane Andy (Goran Visnjic) solo per scoprire, subito dopo, di essere affetto da un cancro in fase terminale, che lo porta in breve tempo alla morte. Straziato dagli eventi, Oliver scivola in un'acuta depressione, dalla quale sembra salvarsi solo grazie alla relazione con Anna (Mélanie Laurent), giovane attrice di origine francese anch'essa affetta da gravi disturbi affettivi.
La scoperta dell'omosessualità come paradigma della crisi identitaria, si sa, è una metafora trita; ma l'abilità di Mills (anche sceneggiatore) sta nel non far mai scadere la pellicola nel pretenzioso o, peggio, nella retorica più bieca; la storia di Hal diviene così perfetta rappresentazione di un'intera generazione di uomini costretti a vivere mentendo, sia come persone che come padri; e la sua regia riesce abilmente nel ritrarre l'ipocrisia della società americana perbenista con espedienti da video-art ben implementati nella narrazione: fotografie, filmati di repertorio e quadri d'epoca spezzano la narrazione, già frammentata in flashback e flashforwrd, donando un respiro inedito a quello che a prima vista potrebbe sembrare un semplice ritratto intimista; e Christopher Plummer riesce a donare al suo personaggio una carica vitale inusitata, pur restando sempre, magistralmente tra le righe, in una performance giustamente premiata con tutti i premi possibili ed immaginabili, oscar incluso.
Perno della narrazione resta però Oliver, vero e proprio figlio della crisi identitaria che colpisce il suo Paese; la scoperta dell'omossessualità del padre diviene per lui il pretesto per mettere in discussione tutta la sua vita, i suoi fallimenti affettivi e sopratutto i suoi difetti caratteriali di natura strettamente atavica; Oliver è depresso, chiuso in una spirale di tristezza dovuta all'abbandono degli affetti, non solo quello recente dell'amato padre, ma anche quello, più cocente, delle sue donne, ossia di tutte quelle relazione che non ha saputo controllare; solitudine dovuta ad una paura inconscia, quella dell'abbandono stesso, che lo porta a sabotare ogni relazione affettiva prima del suo evolversi, ivi compresa quella con il suo stesso genitore; paura, si diceva, di natura strettamente atavica, ereditata come geneticamente dai due genitori: non solo dal padre, finto eterosessuale e marito, ma anche dalla madre, costretta a nascondere le sue origini ebraiche nella società bigotta e conservatrice in cui è cresciuta. La crisi d'identità diviene disfunzione emotiva vera e propria poichè priva di una catarsi, di uno sfogo esteriore ("l'urlo" che sua madre gli insegna da bambino ma che lui non mette mai in pratica), a differenza di quanto accade con Hal, il quale, una volta esaurito il suo ruolo di padre e marito, può abbracciare la sua natura in modo sereno, anche a causa della maggiore tolleranza sociale.
L'incontro con la bella Anna diviene così occasione di rilancio per la sventurata vita del protagonista, ma anche viatico per la presa di coscienza dei suoi difetti; e di fatto, la stessa Anna altro non è se non un doppio dello stesso Oliver: oppressa da un genitore autodistruttivo, vive la propria vita fuggendo da un lugo a l'altro per rafforzare la sua solitudine; solitudine "errabonda" contrapposta a quella "statica" di Oliver. E la storia con Anna diviene, nel corso della narrazione, paradigma di ogni storia che il protagonista ha vissuto: dalla felicità iniziale, allo sfacelo non evitato; salvo per il finale, nel quale Mills vuole dare uno spiraglio di speranza ai personaggi, lascinandoli assieme, in attesa di un futuro che ora sono pronti ad affrontare per la prima volta (come degli esordienti, dei "beginners").
E se Mills non riesce ad eleminare completamente alcuni dei peggiori difetti del cinema intimista americano (la lunghezza, l'uso di troppe metafore e sottotrame per rafforzare la descrizione dei personaggi), ha tuttavia il merito di tornare a sperimentare soluzioni visive e narrative solitamente schivate dai cineasti del cinema indipendente; oltre ai flashback e agli inserti d'archivio, l'autore torna ad introdurre forti moviemnti di macchina su steady anzicchè a mano, donando alla pellicola un look più preciso e meno ruvido rispetto al solito, nonostante l'uso dei colori desaturati per la fotografia; sopratutto, Mills si rivela un ottimo direttore di attori: al di là della splendida prova di Christopher Plummer, sono i due protagonisti Ewan McGegor e Mélanie Laurent a stupire; il primo torna a dare carattere ad un personaggio complesso e sfaccettato dopo anni di oblio in grosse produzioni, regalando un'interpretazione sentita ma mai intrionica; mentre la bellissima attrice francese stupisce per espressività e versatilità, recitando muta nella prima, bellissima, sequenza in cui appare.
con: Ewan McGregor, Christopher Plummer, Mélanie Laurent, Goran Visnjic, Kai Lennox, Mary Page Keller, Keegan Boos.
Drammatico
Usa (2010)
E' sempre difficile cercare di descrivere efficacemente stati d'animo complessi e sfaccettati come la tristezza senza scadere nel patetico o nel pretenzioso; da almeno quindici anni a questa parte, il cinema americano è però riuscito a creare uno stile sottrattivo in grado di dare perfetta forma ai sentimenti, basndo la messa in scena esclusivamente sugli attori; stile che sarebbe poi sfociato, più di recente, nel "mumblecore", al contempo croce e delizia di ogni autore americano di stampo o derivazione indipendente; quello che però manca alle pellicole mumblecore è proprio la fermezza della regia, la quale si dissolve del tutto sui primi piani degli interpreti, lasciati quasi sempre in balia dell'improvvisazione; nel 2010, nel bel mezzo dell'exploitation del mumblecore, Mike Mills, al suo secondo e per ora ultimo lungometraggio, porta in scena la parabola di un personaggio perso nei suoi sentimenti rinunciando apertamente alle istanze del filone e rifacendosi al cinema "moderno" europeo degli anni '60 e '70 (in particolare ai lavori di Rainer Werner Fassbinder); risultato: "Beginners" è una delle pellicole più riuscite ed interessanti del "piccolo cinema" a stelle e strisce del decennio scorso.
2003; sullo sfondo della presidenza Bush e della conseguente crisi di ideali che attraversa l'America, la vita del 38nne Oliver (Ewan McGregor) viene sconvolta da una serie di tragici eventi: il padre 76nne Hal (Christopher Plummer) dichiara apertamente la sua omossessualità, intraprende una nuova vita sentimentale con il giovane Andy (Goran Visnjic) solo per scoprire, subito dopo, di essere affetto da un cancro in fase terminale, che lo porta in breve tempo alla morte. Straziato dagli eventi, Oliver scivola in un'acuta depressione, dalla quale sembra salvarsi solo grazie alla relazione con Anna (Mélanie Laurent), giovane attrice di origine francese anch'essa affetta da gravi disturbi affettivi.
La scoperta dell'omosessualità come paradigma della crisi identitaria, si sa, è una metafora trita; ma l'abilità di Mills (anche sceneggiatore) sta nel non far mai scadere la pellicola nel pretenzioso o, peggio, nella retorica più bieca; la storia di Hal diviene così perfetta rappresentazione di un'intera generazione di uomini costretti a vivere mentendo, sia come persone che come padri; e la sua regia riesce abilmente nel ritrarre l'ipocrisia della società americana perbenista con espedienti da video-art ben implementati nella narrazione: fotografie, filmati di repertorio e quadri d'epoca spezzano la narrazione, già frammentata in flashback e flashforwrd, donando un respiro inedito a quello che a prima vista potrebbe sembrare un semplice ritratto intimista; e Christopher Plummer riesce a donare al suo personaggio una carica vitale inusitata, pur restando sempre, magistralmente tra le righe, in una performance giustamente premiata con tutti i premi possibili ed immaginabili, oscar incluso.
Perno della narrazione resta però Oliver, vero e proprio figlio della crisi identitaria che colpisce il suo Paese; la scoperta dell'omossessualità del padre diviene per lui il pretesto per mettere in discussione tutta la sua vita, i suoi fallimenti affettivi e sopratutto i suoi difetti caratteriali di natura strettamente atavica; Oliver è depresso, chiuso in una spirale di tristezza dovuta all'abbandono degli affetti, non solo quello recente dell'amato padre, ma anche quello, più cocente, delle sue donne, ossia di tutte quelle relazione che non ha saputo controllare; solitudine dovuta ad una paura inconscia, quella dell'abbandono stesso, che lo porta a sabotare ogni relazione affettiva prima del suo evolversi, ivi compresa quella con il suo stesso genitore; paura, si diceva, di natura strettamente atavica, ereditata come geneticamente dai due genitori: non solo dal padre, finto eterosessuale e marito, ma anche dalla madre, costretta a nascondere le sue origini ebraiche nella società bigotta e conservatrice in cui è cresciuta. La crisi d'identità diviene disfunzione emotiva vera e propria poichè priva di una catarsi, di uno sfogo esteriore ("l'urlo" che sua madre gli insegna da bambino ma che lui non mette mai in pratica), a differenza di quanto accade con Hal, il quale, una volta esaurito il suo ruolo di padre e marito, può abbracciare la sua natura in modo sereno, anche a causa della maggiore tolleranza sociale.
L'incontro con la bella Anna diviene così occasione di rilancio per la sventurata vita del protagonista, ma anche viatico per la presa di coscienza dei suoi difetti; e di fatto, la stessa Anna altro non è se non un doppio dello stesso Oliver: oppressa da un genitore autodistruttivo, vive la propria vita fuggendo da un lugo a l'altro per rafforzare la sua solitudine; solitudine "errabonda" contrapposta a quella "statica" di Oliver. E la storia con Anna diviene, nel corso della narrazione, paradigma di ogni storia che il protagonista ha vissuto: dalla felicità iniziale, allo sfacelo non evitato; salvo per il finale, nel quale Mills vuole dare uno spiraglio di speranza ai personaggi, lascinandoli assieme, in attesa di un futuro che ora sono pronti ad affrontare per la prima volta (come degli esordienti, dei "beginners").
E se Mills non riesce ad eleminare completamente alcuni dei peggiori difetti del cinema intimista americano (la lunghezza, l'uso di troppe metafore e sottotrame per rafforzare la descrizione dei personaggi), ha tuttavia il merito di tornare a sperimentare soluzioni visive e narrative solitamente schivate dai cineasti del cinema indipendente; oltre ai flashback e agli inserti d'archivio, l'autore torna ad introdurre forti moviemnti di macchina su steady anzicchè a mano, donando alla pellicola un look più preciso e meno ruvido rispetto al solito, nonostante l'uso dei colori desaturati per la fotografia; sopratutto, Mills si rivela un ottimo direttore di attori: al di là della splendida prova di Christopher Plummer, sono i due protagonisti Ewan McGegor e Mélanie Laurent a stupire; il primo torna a dare carattere ad un personaggio complesso e sfaccettato dopo anni di oblio in grosse produzioni, regalando un'interpretazione sentita ma mai intrionica; mentre la bellissima attrice francese stupisce per espressività e versatilità, recitando muta nella prima, bellissima, sequenza in cui appare.
domenica 2 marzo 2014
R.I.P. Alain Resnais
1922-2014
Si è spento ieri, a 91 anni, Alain Resnais, vero e proprio genio del cinema europeo; precursore della Nouvelle Vague francese, della quale anticipò la carica iconoclastica e sperimentale nel suo capolavoro "Hiroshima Mon Amour" (1959), il grande autore ha percorso una carriera artistica durata più di un cinquantennio, nel quale ha sempre cercato nuove vie stilistiche e narrative, passando dallo sperimentalismo puro ad approcci più "ortodossi"; Leone d'Oro a Venezia nel '61 per "L'Anno Scorso a Marinebad" ed iniziatore della riflessione sugli orrori della Seconda Guerra Mondiale con il capolavoro "Notte e Nebbia" (1955), Resnais era ancora attivo nonostante l'età avanzata: il suo film, "Aimer, Boier et Chanter" è di quest'anno, prova di come il vero genio non sfumi con l'età
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