con: Shia LaBeuf, Megan Fox, John Turturro, Peter Cullen, Hugo Weaving, Jon Voight, Tyrese Gibson, Josh Duhamel, Rachel Taylor, Anthony Anderson, Kevin Dunn, Bernie Mac.
Azione/Fantascienza/Catastrofico
Usa (2007)
Un connubio perfetto, quello tra cinema e giocattolo; se negli anni '80 esso portò alla realizzazione di quel piccolo classico de "I Dominatori dell'Universo" (1987) e più di recente allo splendido "G.I. Joe- La Nascita dei Cobra" (2009), è nel 2007 che esso trova il suo apice con "Transformers", trasposizione su pellicola delle avventure dei robots trasformabili creati 25 anni prima ad opera della giapponese Takara e portati in occidente dalla Hasbro; con una sceneggiatura di ferro e ottimi valori produttivi (sopratutto dal punto di vista del design), Michael Bay riesce così a creare un ottimo pop-corn movie che è, anche e sopratutto, un'intrigante riflessione sul rapporto uomo-macchina.
Sam (Shia LaBeuf) è un ragazzo qualunque, ha problemi con i bulli e cerca in tutti i modi di conquistare la bella Mikaela (Megan Fox); per far colpo sulla ragazza, Sam acquista un'auto usata, una Camaro gialla degli anni '70; quello che non sa è che la macchina è in realtà Bumblebee, un robot venuto dal pianeta Cybertron, appartenente alla razza degli Autobot, da secoli in lotta contro i malvagi Decepticon; ben presto, la guerra tra le due razze di automi trasformabili si sposta sulla Terra, con esiti disastrosi e spetacolari.
L'intuzione geniale dello splendido script del mai troppo lodato duo Orci e Kurtzman è quella di mettere al centro della trama non tanto i robots, quanto gli umani; largo spazio, dunque, alla storia di Sam, alla sua spassosa relazione con la bellissima Mikaela, alle avventure dei Marines e del segretario alla difesa Keller e dello strambo agente segreto Simmons, che interpretato da un brillante John Turturro diviene perfetta linea comica; scelta ben assecondata dalla regia di Bay, che, letteralmente, non stacca mai la camera dai personaggi umani, avvicinando il film alle coordinate del disaster-movie, aumentando così la componente spettacolare oltre ogni misura per creare una serie di sequenze mozzafiato mai viste fino ad allora. E lo stile del regista è come al solito magistrale: inquadrature strette e montaggio frammentato creano un effetto unico, perfetto erede delle intuizioni stilistico-estetiche del grande Sam Peckinpah. Lo stacco tra le parti girate "dal vivo" e le sequenze totalmente in CGI è minimo, la differenza stilistica è però avvertibile: queste ultime soffrono di una regia più piatta, fatta di lunghi e complicati piani-sequenza, che non riesco a trasmettere lo stesso senso di adrenalina degli stacchi subliminali propri del magnifico stile di Bay, vanificando, a tratti, la forte componente spettacolare.
Ma "Transformers" è sopratutto un film sul rapporto uomo-tecnologia; si parte con Sam e la sua passione viscerale per le muscle-car, metafora "cronenberghiana" dell'auto come estensione del corpo (non per nulla, conquista Mikaela proprio grazie ad essa); si continua con il governo che cerca di carpire i segreti dei Cybertroniani per aiutare la civilità umana ad evolversi, vero "scopo ultimo" del governo americano, che Bay celebra senza retorica nè finta umiltà; e si arriva a loro, i Transformers, forme di vita a base di mercurio e silicio che vivono su schermo grazie ad una CGI fotorealistica e ad un design elegante ed agguerritto; perfetti eredi delle intuizioni tsukamotiane, questi robots sono la perfetta evoluzione dell'essere umano, che abbandonata la sua carne si è evoluto in altro, in metallo pronto a mutare a piacimento; e non per nulla, la frase che apre il film è "In principio era il Cubo", ossia la fonte della vita e della trasformazione, sorta di Santo Graal del 21mo secolo, che svela la metafora di fondo: la lotta tra Autobot e Decepticon altro non è che la battaglia dell'Uomo per la conoscenza, chiave della Vita e, perciò, dell'evoluzione.
E nella narrazione Bay stupisce per la totale assenza di tempi morti, nonostante la lunga durata; splendide le trovate comiche, come la scena del giardino, da antologia del cinema slapstick; o gli omaggi al cinema americano anni '70, che culminano con l'uso del tema di "Kill Bill vol.1" ("Battles without Honor and Humanity") per la scena dell'aggiornamento di Bumblebee, omaggio a Tarantino e, di rimando, anche al compianto Kinji Fukasaku; magnifica, infine, la scelta del cast, su cui svetta una Megan Fox carismatica, la cui bellezza non viene mai ridotta a mero "specchietto per le allodole", sfatando il mito della donna-oggetto proprio del cinema action hollywoodiano degli anni '90 e 2000.
Adrenalinico, spettacolare e intelligente, "Transformers" è un piccolo classico del cinema americano, che conta già tre sequel (tutti rigorosamente inferiori) oltre ad una nutrita schiera di imitatori (come lo scialbo ed incolore "Pacific Rim"); un capolavoro? Probabilmente.
EXTRA
Piccoli-grandi capolavori di design sobrio ma efficace:
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| Bumblebee |
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| Optimus Prime |
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| Megatron |
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| Barricade |
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| Starscream |
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| PESCE D'APRILE! |
PER ORDINE DEL SUPREMO CROTALO SMERALDO, PASSATE AL NEGATIVO QUANTO LETTO PER AVERE LA VERAMENTE VERA RECENSIONE DEL MERDAVIGLIOSO CAPPELLALAVORO DI MICHAEL
(e non mi dite che non l'avevate capito)
CAPITAN SPAULDING!




















































